La vita quotidiana nei sogni
A svegliarlo fu la sensazione di non essere solo nel letto.
E di non essere nel suo, di letto.
La finestra, per esempio, era nel posto sbagliato, a sinistra invece che a destra, e nella penombra, sulla parete di fronte, gli parve di distinguere i contorni di un albero.
Al suo fianco vi era un bozzolo avvolto nel piumone.
La porta della camera era aperta e dava su un corridoio color giallo pallido, per quel che poteva vedere.
Ignorava dove si trovasse o come ci fosse arrivato, ma la cosa più singolare era la sensazione di familiarità con il bozzolo, chiunque fosse, ma rilevare qualche nozione dal suo cervello al momento era impossibile.
Ricordava solo che la sera prima aveva sentito Chiara al telefono e che riagganciando aveva deciso che al suo ritorno le avrebbe proposto la convivenza.
E poi era andato a letto, nel suo.
Udì un ticchettio e poco dopo una grossa forma scura e oblunga entrò, esitò qualche istante in fondo al letto, e poi proseguì verso il lato del bozzolo, che si mosse leggermente.
Quindi la forma mugolò e un braccio emerse da sotto il piumone: "Shhh, taci." mormorò una voce femminile ottenendo in replica un borbottio: "Smettila, o sveglierai tuo padre." bisbigliò lei.
Il muso del cane spuntò da sopra il bozzolo, e a quel punto lei si mise seduta e tentò di spingerlo giù con delicatezza, invano.
Quindi cercò di farlo indietreggiare mentre lui respingeva i suoi attacchi con una zampa
tenendo l'altra ben salda sul bordo del letto, dopo un paio di minuti di quel comico duello, durante il quale Greg faticò a trattenere le risa, lei gli afferrò la zampa e disse: "Basta, lo sai quanto è rognoso se si sveglia di colpo."
"Ehi!" esclamò Greg, suo malgrado; avrebbe voluto assistere al naturale evolvere della situazione, anche per capirne un po' di più, ma quella accusa ingiusta gli aveva estorto la protesta.
"Hai visto?!" disse lei al cane, che per tutta risposta scese e se ne tornò da dove era venuto.
La donna si girò verso di lui, aveva capelli scuri e lunghi, un gran sorriso e indossava una maglietta azzurra a maniche lunghe con su Audrey Hepburn nelle vesti di Holly Goolightly : "Ciao amore, ben svegliato." disse, dolce e ironica nello stesso tempo.
Greg si sollevò sui gomiti, attonito.
La donna che aveva di fronte era una perfetta sconosciuta, e lui la amava.
Lo diceva il pizzicore alla bocca dello stomaco, e mentre tentava di capacitarsi e magari rispondere al saluto lei lo baciò sulle labbra e aggiunse: "Sta tornando, sei pronto? Ti conviene tirarti su."
E un attimo dopo il cane saltò mezzo a loro, tra le fauci teneva stretta una giraffa di pezza, che lasciò cadere sulle gambe di Greg.
Lei scoppiò a ridere:"Stamattina tocca a te, vado a preparare la colazione." disse alzandosi e lasciandolo solo con quell'energumeno di cane, un curioso meticcio con elementi del dobermann e del barboncino, che lo guardava con la testa inclinata.
"Sai già cosa voglio chiederti, vero?" disse Greg.
Il cane allungò il collo per prendere la giraffa e lui vide la medaglietta penzolare dal collare.
Da un lato vi era inciso il nome e dall'altro il numero di telefono, solo che erano illeggibili, riusciva a distinguerli ma il cervello si rifiutava di decodificarli.
Cominciando ad intuire cosa stesse succedendo prese la giraffa che il cane premeva contro la sua spalla e la lanciò verso il corridoio, poi saltò giù dal letto
Voleva verificare la sua intuizione, e soprattutto voleva verificarla con calma, perché, se aveva ragione, esplorare la situazione si sarebbe rivelato uno spasso
Avvistò i vestiti sulla panca in fondo al letto e lì tastò alla ricerca del suo cellulare, niente, escluse il comodino perché non era suo abitudine dormire col telefono vicino, e provò a controllare la cassettiera, niente.
Andò in corridoio, il cane stava giocando da solo con la giraffa ma quando lo vide gliela riportò, Greg la tirò verso quella che suppose essere la sala e il cane la seguì.
Una parete del corridoio era coperta da una libreria e Greg tentò di leggere i titoli sulla costa dei volumi.
Impossibile.
Ne prese uno a caso e lo sfogliò, le parole si dispiegavano davanti ai suoi occhi, distinguibili ma prive di senso.
Lo richiuse con un colpo e lo ripose.
Era come aveva detto Toppa, pensò andando in sala.
Il locale era ampio con pareti variopinte e una porta finestra schermata da leggere tende gialle che ne esaltavano la luminosità, era arredato con mobili chiari e divano e poltrone avevano fantasie contrastanti; un gatto bianco a macchie nere stava giocando con il puntale dell' albero di Natale, che giaceva reclinato sullo schienale della poltrona a strisce bianche e rosse, l'altra era a rombi colorati.
Dietro il bancone della cucina la donna stava spalmando confettura di ciliege sul pane imburrato.
Confettura con cui aveva aggiunto una meche rossa ai capelli di Audrey, Greg sogghignò e poi disse:"Ti sei accorta che l'albero pende sulla poltrona?"
Era impossibile che le fosse sfuggito.
"Si ho deciso di lasciarlo così, tanto Zietto lo butta giù tutte le notti."
Nel sentirsi nominare il gatto scese dalla poltrona, raggiunse Greg e facendo le fusa cominciò a strofinarsi sulle sue gambe, Greg lo sollevò e il gatto si arrampicò sulla sua spalla.
Ora restava da scoprire come si chiamasse il cane e poi quella che, presumibilmente, era sua moglie, anzi la sua compagna, visto che nessuno dei due portava la fede.
Lei posò sul bancone il vassoio con il pane: "Lo metti sul tavolo please?" disse: "Io arrivo con il caffè e il succo di frutta."
Greg eseguì e con tono casuale, mentre Zietto strusciava il muso sui suoi capelli, chiese: "Loro due hanno mangiato?"
"Zietto si, Calamaio no."
Calamaio?
Greg scoppiò a ridere.
"Perché ridi?" domandò la donna incuriosita.
"Calamaio?" ripeté lui.
"E' il nome che hai scelto tu, io volevo chiamarlo Cosimo, se ti ricordi." ribatté lei raggiungendolo con un secondo vassoio, oltre alle bevande vi erano, almeno, una dozzina di tovaglioli di carta.
Greg notò uno sbaffo di confettura anche sullo zigomo destro e sulla mano della sua coinquilina
"Mi sono sporcata, vero?" chiese lei, accorgendosi del suo sguardo, quindi prese uno dei tovaglioli e si pulì il dorso della mano e il punto indicatole da Greg, poi ne prese un secondo e lo stese sulle gambe e infine un terzo che mise al collo e che rimase attaccato alla meche di confettura di Audrey.
Greg ricominciò a ridere.
"La pianti?" intimò lei, semiseria.
Passata l'ilarità, iniziarono a mangiare in un confortevole silenzio, e mentre rifletteva su come scoprire il suo nome, Greg constatò che cibi e bevande avevano un sapore, e soprattutto il sapore giusto;
forse sarebbe stato sufficiente chiederle come si chiamasse, o magari anche solo domandarle se avesse un diminutivo o un soprannome;
il problema era: se nell'ambito della convivenza virtuale la sua curiosità era già stata soddisfatta, la domanda avrebbe creato un'interferenza?
Ed era proprio indispensabile conoscere il suo nome?
Se quello era l'inizio forse col dipanarsi della vicenda l'avrebbe scoperto, ma se si fosse trattato di un episodio isolato?
Non avrebbe mai conosciuto il nome di una donna che sentiva di amare, anche se era solo un parto della sua fantasia o del suo desiderio.
Inoltre era curioso di sapere che nome avesse scelto per lei il suo inconscio, di sicuro sarebbe stato un dettaglio rivelatore.
Era sul punto di chiederglielo quando il tempo, se si poteva parlare di tempo in un sogno, si congelò e la radio, un apparecchio azzurro polvere con lo speaker bianco gracchiò:
"Benvenuti su OniroRadio." esordì una voce che poteva essere sia maschile che femminile:"Siamo felici che abbiate trovato le vostre frequenze, per una ricezione stabile vi esortiamo a mantenere la calma e a non confondere i partecipanti. Restate in ascolto per ulteriori consigli."
Cosa che Greg fece, ma la radio aveva finito.
Dunque, rifletté, se aveva inteso bene per evitare di svegliarsi doveva restare tranquillo ed evitare di confondere la sua ospite con una domanda incongrua persino in un sogno.
E dopo aver considerato, e apprezzato, il modo in cui il proprio inconscio gli aveva veicolato il messaggio, considerò implicito che se avesse seguito le istruzioni il sogno avrebbe avuto un seguito.
"Mi sono sporcata ancora?" domandò lei dinanzi al suo sguardo fisso, e allungò una mano per prendere il quarto tovagliolo.
Greg sorrise: "No, stavo pensando a quanto sono fortunato ad essere qui con te." rispose.
Ed era vero, in quel preciso istante si sentiva fortunato.
Lei arricciò il naso e appoggiò il mento al palmo della mano: "L'hai detto anche ieri. " replicò: "Cosa c'è dietro?"
Calamaio li interruppe posando sul tavolo la sua giraffa e guardando l'una e l'altro con espressione eloquente.
"Cosa vuole?" chiese Greg.
"Sta proponendo uno scambio." spiegò lei.
"Ha! Se pensa di scambiare la sua giraffa insalivata con il mio pane vive nel mondo dei sogni." disse Greg con un mezzo sorriso, era letteralmente ciò che stava accadendo a lui, viveva nel mondo dei sogni, in compagnia di una donna e due animali.
Cal mugolò e Zietto con due balzi si spostò dallo schienale della poltrona al bancone della cucina.
"Aspettano te." lo sollecitò lei: "Sai che vogliono sia tu a dargli i biscotti."
Eh già, e ora dove li trovava?
Si alzò e raggiunse Zietto, forse il gatto l'avrebbe aiutato, era il minimo visto che era un parto della sua immaginazione.
Anzi, forse poteva addirittura chiederglielo.
"Allora Zietto, dove teniamo i biscotti in questa casa?" domandò a bassa voce, per non allarmare l'audience.
Il gatto prima lo scrutò sospettoso, poi lo condusse sotto la stretta finestra della cucina, un mobiletto di legno viola con lo sportello verde custodiva una profusione di biscotti e croccantini per cani e gatti.
Ne prese una manciata a testa e, preceduto da Zietto, tornò dalla sua coinquilina.
"Ricordami com'è che l'abbiamo chiamato Zietto." disse in tono scherzoso nel tentativo di carpire qualche informazione.
Lei inclinò il capo e socchiuse gli occhi: "Stai fingendo o ti sei veramente dimenticato?, perché anche Zietto è stato una tua idea."
Greg sorrise: "Su, assecondami, è una storia che mi piace."
"Okay, quando ci siamo incontrati grazie a Nina, la mia bambola nel caso ti fossi dimenticato anche questo, ti ho detto che avevo anche un gatto di peluche a cui ero affezionata e invece del peluche tu mi hai portato un gatto vero, l'abbiamo chiamato Zietto perché ha le gambe lunghe ed è bianco a macchie nere come il cavallo di Pippi Calzelunghe."
Dunque si erano incontrati grazie ad una bambola, doveva ricordarselo e per riuscirci decise di battezzare la sua moglie onirica Nina.
."Hai notato che a quest'ora piove sempre?" disse Nina guardando la finestra:"In primavera piove e in inverno nevica, sempre a quest'ora."
Dunque, se pioveva era primavera, mentre nello stato di veglia era dicembre.
E l'albero di natale? Cosa c'entrava a primavera?
Per scoprirlo disse la prima cosa che gli venne in mente evitando una domanda diretta: "Possiamo mettere fuori l'albero."disse:"Un po' d'acqua gli farà bene:"
Nina inarcò un sopracciglio: "E' sintetico e le decorazioni si rovinerebbero." osservò.
"Possiamo toglierle." replicò lui.
Nina bevve un sorso di caffè, si appoggiò allo schienale della sedia e con tono canzonatorio disse: "Ti stai offrendo di smontarlo?"
"Dovrei?" chiese Greg.
Dietro doveva esserci un discorso in sospeso.
"L'albero è un'idea tua, io avevo smesso di farlo perché detesto smontarlo, ma per te era indispensabile, perciò..."
"Perciò lo terremo per ricordarci che per noi è sempre Natale." dichiarò lui.
Zietto manifestò il suo consenso dando una zampata al puntale, Cal invece ripropose a Greg la sua giraffa, premendogliela contro il collo.
Quando Greg si svegliò aveva l'angolo del cuscino ergonomico di Chiara premuto contro la carotide.
"Cioè fammi capire." esordì Toppa sistemandosi su uno sgabello al di là del bancone, Greg stava preparando la cioccolata per gli unici due avventori presenti: l'ora di pranzo era sempre tranquilla, il vero movimento sarebbe iniziato verso le due: "Io studio i sogni lucidi per mesi, e poi li fai tu?"
Greg sogghignò: "Cosa posso dirti?, si vede che sono più ricettivo di te."
Toppa fece una smorfia e portò le bevande ai clienti.
"Quindi praticamente ti sei addormentato e ti sei svegliato in una convivenza." ricapitolò al suo ritorno.
"Praticamente." confermò Greg.
"Ed era realistico?" domandò Toppa facendo cenno con la mano di passargli un croissant.
Greg annuì.
"Ed è una donna mai vista prima." continuò l'amico.
"Se l'ho vista deve avermi lasciato indifferente." rispose Greg versandosi la spremuta d'arancia
"Ma il sogno dimostra il contrario." obbiettò Toppa: "Ho letto che per il cervello inventare una fisionomia è impossibile, perciò devi averla vista da qualche parte."
"Può darsi." replicò Greg facendo il giro per sedersi accanto a lui: "Devo ancora dirti della radio."
"Sono amareggiato." dichiarò Toppa alla fine del resoconto: " Questo sogno spettava a me, non con una donna ovviamente, ma sarebbe stato giusto che fosse mio."
Greg rise: " E pensare che avrei potuto sognare di essere sul Nautilus o l'Hispaniola, o meglio ancora sulla Walrus." disse
"O sul Pequod." lo interruppe Toppa divertito, Greg era fissato con le storie di mare sin da ragazzo.
"Già. Perché proprio una convivenza e per di più con una sconosciuta." aggiunse Greg.
Toppa lo guardò perplesso: "Davvero non ci arrivi?" chiese.
La porta si aprì e una piccola comitiva entrò sparpagliandosi per il locale.
La Gabbia di Faraday era una caffetteria che fungeva da stazione di book crossing e da rifugio per chiunque volesse studiare, lavorare o leggere in pace, senza la distrazione dei social.
L'interno infatti era schermato e per connettersi al web bisognava uscire, e allontanarsi di qualche metro.
L'idea era stata di Greg, e se all'inizio era sembrata azzardata col tempo aveva pagato e il locale era diventato un riparo per chi aveva bisogno di staccare, studiare e per chi voleva tornare a conversare guardando in faccia il proprio interlocutore.
Che poi i due proprietari fossero tipi attraenti e un pochino eccentrici era un valore aggiunto.
Toppa fece il giro delle ordinazioni.
"A cosa non arrivo?" domandò Greg mentre preparava le bevande richieste, Toppa invece sistemava i dolci sui piattini.
"Ne parliamo quando avrai informato anche la nostra pasticcera." rispose.
Greg si fermò e lo scrutò con occhi socchiusi: "Deduco che voi due sparliate alle mie spalle."
"Parliamo, non sparliamo." precisò Toppa.
Greg annuì, distratto dalla sensazione di aver dimenticato qualcosa.
Stavolta si svegliò sul divano, mentre lei, seduta sul tappeto ricoperto di giornali, dipingeva di rosso una piccola sedia.
Un' informazione affiorò spontanea nella consapevolezza di Greg: Nina amava dipingere oggetti a caso e poi piazzarli nei punti dove creavano più contrasto, anche se in quella casa multicolore finivano inevitabilmente per armonizzarsi con i dintorni.
"Ti ho preparato una sedia prospettica." annunciò lei quando si accorse che era sveglio.
Il tempo di mettersi seduto e Calamaio lo raggiunse sul divano e gli leccò una guancia.
"E quale sarebbe la sua funzione?" chiese Greg accarezzando il cane.
"Ha le dimensioni giuste per stare negli angoli e guardare la casa da punti di vista differenti. Lo sai che a seconda di dove la guardi cambia completamente?"
Aveva senso, pensò Greg.
"Così puoi disegnare casa nostra da ogni angolo e trovare degli scorci nuovi, e dopo ci facciamo dei quadri."
Greg la trovò un'idea interessante ma il fatto che lei se lo figurasse in un angolo seduto su una seggiolina, a disegnare come un bambino che cerchi di alleviare una punizione, lo fece ridere.
"Non vedo l'ora di provarla." dichiarò chiedendosi se la ciocca verde all'altezza dell'orecchio sinistro della donna fosse nuova o se nel sogno precedente gli fosse sfuggita
Poi si accorse che pioveva.
"E' l'ora della pioggia." disse.
Nina annuì: "Tra dieci minuti smette così possiamo portare fuori Cal e Zietto." disse.
Anche Zietto usciva? Col guinzaglio?
L'avrebbe scoperto presto.
Così come avrebbe scoperto che quella era l'ora della pioggia pomeridiana.
Un pioggerella leggera ma insistente che il caldo sole primaverile asciugò in fretta.
Cal correva avanti e indietro battezzando le aiuole e gli alberi del viale, mentre Nina portava Zietto intorno al collo, a mo' di stola.
Il gatto indossava una pettorina viola agganciata ad un lungo e sottile guinzaglio il cui scopo era evitare che le correnti del lago lo trascinassero via, nel caso gli fosse venuta voglia di tuffarsi, cosa che, a sentire Nina, gli piaceva parecchio.
Il cielo blu, l'acqua del lago immobile e vellutata dopo la pioggia, il calore del sole sulla pelle, tutto era talmente realistico e coerente che a tratti Greg scordava di essere in un sogno.
Dimentico di Zietto fece per mettere un braccio intorno alle spalle di Nina guadagnando una zampata, allora le prese la mano.
E quel gesto, che di rado aveva fatto nella sua vita da adulto, gli ricordò qualcosa che aveva dimenticato da tempo e cioè che da bambino usava stringere i rami degli alberi presentandosi; passava ore a conversare con gli alberi che, invariabilmente, si rivelavano individui intelligenti e amichevoli.
In tutta la sua infanzia mai aveva incontrato un albero fastidioso, stupido o prepotente.
A volte erano dispettosi, gli scompigliavano i capelli se ci passava sotto o gli strappavano i vestiti se si arrampicava, ma antipatici mai!
Nina non aveva foglie, ma una lunga chioma castana con la striatura verde che adesso, raccolta in una treccina, sembrava una un germoglio; aveva un fisico longilineo da fuscello, avvolto in una casacca verde, da cui spuntavano jeans viola e stivali arancioni, in una piacevole accozzaglia di colori.
E a proposito di alberi:" Se smonto io l'albero di Natale vinco qualcosa?"
Lei scoppiò a ridere: "Ancora ci provi? Se mai dovrei punirti per non averlo ancora fatto, tu l'hai voluto e tu ne sei il responsabile."
"Potremmo addestrare Zietto e Cal a smontarlo." propose Greg.
"Oh, quanto a questo basterà stenderlo a terra e gli ci vorrà un attimo, poi dovrai solo raccogliere i frammenti delle decorazioni." rispose Nina
"Così l'anno prossimo useremo biscotti per cani e gatti e il problema sarà risolto." disse lui e il gatto gli diede una zampata.
"Affare fatto, anche Zietto è d'accordo ." concordò Nina.
Consultare Cal fu impossibile, era troppo impegnato nel suo andirivieni.
"In che genere di punizione incorrerei?" chiese Greg, mentre svoltavano nella spiaggetta sassosa.
"Punizione?" ripeté lei perplessa.
"Per aver tardato a smontare l'albero."
Era curioso.
"Ah ho capito, vuoi sapere se sarebbe una punizione di tuo gusto." replicò lei, maliziosa.
"Giusto per capire se vale la pena farlo anche l'anno prossimo." disse Greg.
Nina ridacchiò e accostandosi gli bisbigliò nell'orecchio.
E lui aprì gli occhi.
Quando arrivò in caffetteria era contrariato, Bianca, che stava costruendo una piramide di meringhe, lanciò un occhiata di avvertimento a Toppa.
Greg era quasi sempre di buonumore, ma quando era infastidito diventava scontroso.
Toppa si fece avanti per togliersi subito il dente, e poi era ansioso di conoscere gli sviluppi: "Cos'è quella faccia?" chiese: "Hai litigato con la tua moglie immaginaria?"
A Bianca sfuggì una risatina.
"Mia moglie è un prodotto della mia psiche turbata." replicò lui, secco.
"Dicci cos'è successo." lo sollecitò Bianca.
Greg si guardò intorno, il locale era quasi pieno, i clienti erano serviti ed immersi nei fatti propri, quindi si poteva parlare in pace, si allungò oltre il banco prese un muffin e sedette sullo sgabello:"Prima esponetemi la vostra teoria, o non vi racconto più niente."
Il discorso era rimasto in sospeso perché Bianca era esitante.
"Pensi che conoscerla possa esserti utile?" gli chiese scettica.
"Siete le due persone che mi conoscono meglio." rispose Greg: "Perciò se avete un'idea del motivo di questi sogni a puntate vorrei sentirla."
"Bene allora." Bianca fece un cenno a Toppa, per passargli la parola; Toppa uscì dal bancone e sedette di fianco all'amico.
Davanti
al suo sguardo assorto e solenne Greg pensò che stesse per
prendergli la mano e soffocò una risata, invece Toppa si limitò ad
inspirare ed espirare rumorosamente:
"Andrò dritto al sodo."
dichiarò con tono grave.
"Ti prego si, la suspense mi uccide." replicò Greg sforzandosi di rimanere serio.
"Tu ti ostini a metterti con donne belle e intelligenti ma troppo convenzionali per te e poi finisce che ti annoi. Dai tempi dell'università ti sei imbarcato in una serie di relazioni, di cui tre convivenze, tutte finite in meno di un anno. Perché ti annoi." spiegò Toppa.
La voglia di ridere svanì; Greg si era interrogato spesso sulle, poco, alterne fortune della sua vita sentimentale ed ora la risposta gli veniva spiattellata in faccia senza giri di parole, tanto palese da risultare invisibile.
"E Chiara appartiene alla categoria." aggiunse Bianca:"E noi crediamo che i sogni siano un avvertimento." concluse.
"Per dissuaderti dall'iniziare una nuova convivenza destinata al fallimento." precisò Toppa per fugare ogni dubbio.
"E guarda che a noi Chiara piace." assicurò Bianca:"Non abbiamo niente contro di lei."
"E' che per te è troppo convenzionale." ribadì Toppa e indicò il taschino della camicia color prugna del suo amico, sul quale Greg aveva disegnato un topolino grigio in procinto di entrarvi.
Greg rimase interdetto per qualche istante, rimuginando e giocherellando con il bordo del taschino.
"Quindi se non vi avessi raccontato questi sogni mi avreste guardato imbarcarmi in un'altra convivenza che, secondo voi, era destinata a naufragare?" domandò piccato.
Bianca sospirò: "Oh beh, ne abbiamo parlato allo sfinimento, e ogni volta giungiamo alla stessa conclusione."
"Che sarebbe?" la esortò Greg, sebbene intuisse dove stesse andando a parare.
"Tu ascolti con le orecchie chiuse." rispose Toppa.
"Si hai una pessima ricezione dei consigli. Anzi tremenda." concordò lei
Greg incassò, qualunque obiezione avrebbe fatto di lui un bugiardo.
Si stropicciò gli occhi e disse:"Ho esaminato le mie relazioni da ogni lato per capire perché fossero andate a rotoli, visto che le premesse erano sempre ideali, ma mai mi sarebbe venuto in mente che le donne con cui sono stato fossero troppo convenzionali."
"E questo per noi è fonte di infinita sorpresa." lo stuzzicò Toppa.
Bianca ridacchiò e si appoggiò al banco sporgendosi verso Greg: "Dai, descrivici la moglie immaginaria." lo incalzò: "Suppongo sia bella."
Greg annuì: "Si, è un tipo di bellezza...."
"Anticonvenzionale?" lo interruppe Toppa divertito.
"Te la stai spassando eh." osservò Greg trattenendo un sorriso, meglio evitare di incoraggiarlo troppo.
"Non mi lamento." replicò questi afferrando il barattolo della panna montata con cui riempì la tazza che gli aveva passato Bianca, che vi spolverò sopra un po' di cacao.
"Comunque io sto ancora aspettando una risposta." disse lei.
"Ok, cosa vuoi sapere?"
"Che aspetto ha?"
"E' alta come me, ha capelli castani lunghi e una ciocca verde che parte da un orecchio." quale, adesso, stentava a ricordarlo:"Assomiglia un po' alle illustrazioni classiche degli elfi."
Bianca lasciò il banco e si mise a frugare in una delle cinque mini librerie sparse per il locale, poco dopo tornò con un volume di illustrazioni sul Piccolo Popolo:"Prova a cercarla dentro qui." suggerì.
"Già, potresti aver rielaborato una di queste figure." disse Toppa.
Greg sbuffò: "Era solo per dire che ha i lineamenti vagamente appuntiti, e anche il naso."
"E avete mai...scopato?" chiese Bianca a bassa voce, mentre sfogliava il libro
"No, e nemmeno baciati." Era strano, ora che ci pensava.
"E come mai?" domandò ancora lei.
"Si, come mai?" incalzò Toppa.
"Perché c'è sempre.." si morse la lingua, era seccante dargli ragione.
"C'è sempre?" fu esortato da entrambi.
"C'è sempre qualche stranezza in mezzo." ammise, era inutile tergiversare.
"L'albero inclinato, la sedia prospettica, la pioggia ogni giorno alla stessa ora.." elencò Bianca.
"Continuo a trovare ingiusto che faccia tu questi sogni." borbottò Toppa.
"Probabilmente se avessi delle situazioni da risolvere li faresti anche tu." replicò Greg adocchiando un muffin ai mirtilli, Bianca notò il suo sguardo e glielo passò.
"Io non voglio avere situazioni da risolvere, voglio farli gratis. La terapia me la cerco altrove." ribatté Toppa.
Greg spezzettò il suo muffin sul piattino: "Così per voi questi sogni servirebbero a definire la mia situazione sentimentale." disse.
" Ti stanno gridando di sospendere la proposta." dichiarò Bianca, preparando una cioccolata, posò la tazza sul bancone e prese la mano di Greg:"Stavolta prima di imbarcarti in una convivenza cerca di capire cosa ti attrae di queste donne e perché sparisce appena andate a convivere."
"Devi capire cos'hanno in comune." aggiunse Toppa: "Perché come bellezza sono tutte diverse, perciò la scarterei."
Greg sapeva già cos'avevano in comune, era una disamina che aveva compiuto diverse volte. erano intelligenti, avevano senso dell'umorismo e nessuna di loro era interessata a mettere su famiglia, come anche Nina probabilmente, però alle convivenze mancava qualcosa, ma cosa?
Lui sapeva solo che dopo due o tre mesi le sue compagne perdevano spessore sino a diventare irrilevanti, e a quel punto se ne andava, spesso senza una vera spiegazione.
Ne andava poco fiero ma, a quanto pareva, evitarlo gli era impossibile.
"Chiara quando torna?" domandò Toppa.
"Tra tre settimane, giorno più, giorno meno."
Era in giro per l'Europa, l'azienda per cui lavorava era piccola ma rinomata per l'eccellenza e spesso Chiara affiancava la sua capa in convegni e conferenze.
Adesso però si era stufata e dopo quest'ultima trasferta aveva deciso di chiedere un cambio di mansioni.
"In tre settimane dovresti riuscire a venirne a capo." disse Bianca.
"I sogni ti avranno mostrato tutto ciò che devi sapere." aggiunse Toppa.
"Tu nutri grande fiducia in questo aspetto." osservò Greg.
Lui annuì:" In diverse culture i sogni sono usati per la divinazione, sono considerati curativi o portatori di messaggi, e sono finestre sul nostro inconscio, in ogni caso non sono casuali e sottovalutarli è un errore."
"Sei un po' melodrammatico, ma forse hai ragione." replicò Greg.
"Certo che ho ragione." fu la risposta.
"Ehi Greg, c'è il nostro cliente preferito." disse Bianca indicando la porta.
Greg sorrise e andò ad aprire al meticcio che, scodinzolante, aspettava seduto sullo zerbino, alitando contro la porta.
Era il frutto di un incrocio da cui era impossibile isolare una razza, il pelo era beige e nero, spettinato, e le folte sopracciglia ombreggiavano gli intelligenti occhi grigi.
Era un cane educato e composto e Greg l'aveva soprannominato Milord; il suo vero nome era Brillo.
Milord attraversò il locale e prese posto sulla panchetta allestita per lui, si sarebbe fermato un paio d'ore, beneficiando di coccole e snack, e poi sarebbe tornato dal suo padrone, che aveva un negozio di bigiotteria una decina di metri più in là.
Bianca, tre volte a settimana preparava biscotti speciali in suo onore, da principio in piccole quantità che erano aumentate in proporzione agli avventori che avevano cominciato a presentarsi con i loro quadrupedi.
"Qual è il nome del cane del sogno?" chiese Toppa e Greg si rese conto di non ricordarlo, così come quello del gatto, sebbene, secondo Nina, li avesse scelti lui.
E non ricordava neppure come fosse saltato fuori il nome Nina.
Riempì d'acqua la ciotola e la portò a Milord.
Donne troppo convenzionali, chissà se era vero.
Quando si svegliò trovò Nina seduta a gambe incrociate e Cal seduto composto che lo fissavano.
Il sole era alto, evidentemente avevano l'abitudine di dormire fino a tardi.
Abitudine apprezzabile.
"Cosa succede?" domandò stropicciandosi gli occhi.
"Cal ed io abbiamo un 'idea." rispose lei con un gran sorriso, e il cane assentì con un movimento del muso.
Greg si sollevò sui gomiti, col vago presentimento che fosse consigliabile essere sospettoso: "Che genere di idea?"
"Cal diglielo tu." lo esortò Nina, e il cane emise un lungo e articolato borbottio.
"Allora che ne pensi?" chiese lei subito dopo.
Incerto sulla sua serietà, pensò che tenendo presente di trovarsi in un sogno, un suo sogno, forse sarebbe riuscito a decifrare il messaggio, perciò: "Puoi ripetere?" domandò al cane: "Mi sono appena svegliato."
Cal si voltò verso Nina e mugolò.
"Va bene, glielo spiego io." disse lei.
"Sono tutto orecchi." dichiarò Greg, curioso e leggermente piccato dal fatto che Cal dubitasse di lui.
Nina gli accarezzò i capelli: "Ti ricordi l'articolo che ti ho mostrato ieri? Quello sul pittore che dipinge con il suo barboncino?"
Ovviamente no, era impossibile avere memoria di un evento mai accaduto; o accaduto in sogno mentre lui era sveglio, eventualità che lasciava supporre che ci fossero eventi che accadevano a prescindere dalla sua presenza;
ma era possibile poi che il suo inconscio organizzasse 'eventi' in cui la sua presenza fosse un optional, per non lasciargliene neppure una piccola traccia nella memoria?
In ogni caso annuì, inutile perdersi in speculazioni, ci avrebbe riflettuto da sveglio.
"Beh, sta qui vicino e ha organizzato un laboratorio per chi vuole cimentarsi. E a Cal piacerebbe provare."
Il cane inclinò il muso.
Greg sorrise: "A Cal piacerebbe provare o a te?"
"Io pensavo a te." rispose Nina:"Sei tu il pittore qui, e Cal sente di avere un animo artistico come suo padre. E questa è una perfetta attività padre e figlio."
"Wof." intervenne Cal.
In effetti sembrava divertente, ma:"Tu vieni?" chiese.
"Certo devo fotografarvi e vedere come funziona, così potremo replicare con Zietto, che resta a casa."
"Okay, e quando sarebbe?"
"Oggi pomeriggio." Nina si sporse e lo baciò sulle labbra:"Ho già prenotato." bisbigliò maliziosa.
"Non sono sorpreso." commentò lui semiserio.
Calamaio saltò giù dal letto e scodinzolante trottò in sala.
"Perché avete fatto questa pantomima se era già deciso." domandò Greg incuriosito.
"Cal voleva essere sicuro che ti facesse piacere, se no sarei andata io con lui."
"Ne dubitava?" replicò e la punta di dispiacere che provò gli indicò che forse si stava immergendo troppo nel tessuto del sogno.
"Certo, sa che detesti che ti si dica, o anche solo suggerisca, cosa devi dipingere."
Questo era vero.
"E Zietto come l'ha presa?"
"Zietto è felice di avere la casa tutta per sé." rispose lei divertita.
Greg sperava che lei si sdraiasse al suo fianco;
sperava, perché era incapace di controllare il sogno, e neppure gli interessava, preferiva che le cose accadessero spontaneamente,
e ora sperava che si sdraiasse al suo fianco, così quando lei fece per alzarsi allungò una mano per trattenerla e per la prima volta pronunciò il nome che le aveva assegnato.
"Nina." mormorò, e si ritrovò al centro di un fermo immagine, Nina congelata nell'atto di alzarsi.
Davanti a quell'errore trattenne il fiato, e capì di poter usare solo i nomi che venivano offerti spontaneamente.
Lo scenario iniziò a tremare e a subire interferenze, e doveva stabilizzarlo prima che il disturbo compromettesse la trasmissione dissolvendo il sogno, l'idea di perdere Nina, e anche Cal e Zietto, lo spaventava, come gli notificò il pizzicorino tra le scapole.
Doveva concentrarsi, il sogno era suo e anche il Sistema Operativo del Sogno, come l'aveva battezzato, era suo.
Chiuse gli occhi e si concentrò su Nina, sui suoi capelli lucenti e disordinati, sull'espressione scherzosa e sullo strano pigiama blu a trattini di sospensione bianchi, e poco dopo la radio iniziò a gracchiare.
"Bentornati oniroascoltatori, ricordate che uno spostamento improvviso di frequenza potrebbe rivelarsi definitivo." gridò l'apparecchio che apparentemente aveva degli altoparlanti, la voce sembrava provenire dal soffitto.
Greg serrò gli occhi e si concentrò sul momento precedente a quello in cui gli era scappato fuori il nome, se l'S.o.s. funzionava avrebbe riavvolto la scena.
Dopo una manciata di secondi, o di minuti, difficile cogliere il tempo onirico, sentì un movimento, con cautela aprì gli occhi e vide Nina che si alzava, allora d'impulso saltò giù dal letto e la strinse a sé.
Il sollievo che aveva provato nel trovarsela di fronte gli fece realizzare di essersi spaventato più di quanto pensasse.
La prima reazione di Nina fu di sorpresa, ma il modo in cui si rilassò tra le sue braccia in segno di intimità e fiducia quasi lo commosse.
"Il quadro poi possiamo tenerlo?" domandò muovendo le labbra contro la sua tempia:" O lo tiene il pittore?"
"Deve solo provarci:" rispose lei secca e Greg scoppiò a ridere.
Nina svicolò dal suo abbraccio e chiuse la porta: "Se ci sentono poi vengono a controllare cosa succede." spiegò.
**************
"E quindi? L'avete fatto?" chiese Bianca, gli occhi che brillavano di curiosità, e si poteva quasi scorgere il fremito delle orecchie di Toppa
"Credo di si, anche se non ho assistito." rispose Greg contrariato.
"In che senso non hai assistito?" domandò Toppa.
"Mi sono svegliato." borbottò lui.
E quando poi si era riaddormentato ed era 'riemerso' dall'altra parte nudo ed abbracciato a Nina, sentiva nei lombi e nelle gambe il consueto languore post sesso, ma la memoria latitava, tranne che per qualche sfocata immagine di Nina seduta su di lui.
Forse era giunto il momento di racimolare qualche informazione in più.
Osservando il pulviscolo della luce filtrata dalle tende seguì l'ispirazione: "Questa casa è bellissima." dichiarò.
"Si, sono ancora sorpresa che ci sia stata regalata." disse lei.
Regalata? E da chi?
"E perché sei sorpresa?" domandò accarezzandole i capelli e sperando in una risposta utile.
"Beh, nessuno di noi due la conosce bene, certo tu ed io ci siamo incontrati anche grazie a lei, ma eravamo comunque due mezzi sconosciuti a cui una mezza conoscente ha regalato una casa. Anche se c'è da dire che possiede mezza città."
Nina allungò una gamba sulle sue e gli passò un braccio intorno alla vita.
Greg pensò che prima di continuare la sua indagine indiretta sarebbe stato saggio alzarsi per controllare se il panorama offerto dalla finestra mostrasse in che zona si trovassero e se la casa fosse un appartamento o una villetta; la loro gita sul lago aveva offerto pochi spunti perché, come spesso capita nei sogni, si erano ritrovati direttamente in loco, o quasi.
Sarebbe stato saggio, ma stare a letto con Nina e sentire il suo respiro lieve sul collo era una condizione superiore.
"Forse dovremmo parlarle di più." azzardò.
"Io chiacchiero con lei più che con gli altri clienti, e da voi viene per essere lasciata in pace." replicò Nina.
Le sue parole gli solleticavano il collo, perciò quasi gli sfuggi l'informazione. Quasi.
Clienti, quindi anche lei lavorava col pubblico.
Forse era ovvio, visto che era un parto del suo inconscio, però aveva cominciato a pensare che ci fosse dell'altro, che i sogni fossero più di una mera indicazione, o monito, sulla sua vita sentimentale.
"Qualcosa non va?" domandò lei.
"No, perché?" rispose Greg allarmato, scrutando se vi fosse qualche interferenza nell'immagine.
"Hai smesso di accarezzarmi i capelli." spiegò Nina.
Ok, niente di grave, Greg sorrise sollevato:"Stavo riflettendo sulle tue parole; sforziamoci di conoscerla meglio, anzi, facciamola diventare una parente."
"Si, è un'ottima idea, appena torna in città la facciamo diventare una zia. Dovrebbe essere facile perché ha poca simpatia per i suoi nipoti veri."
Dato che sembrava un territorio sicuro Greg continuò:"Te l'ha detto in negozio?"
Negozio era un termine generico che copriva una serie di attività, certo Nina avrebbe anche potuto lavorare in banca, ma ne sarebbe rimasto meravigliato ancor più che per la scoperta di vivere in una casa regalata.
Se avessero continuato a parlare forse avrebbe avuto informazioni più precise e capire se la teoria che stava elaborando avesse un fondamento.
"Mentre sceglie, parla." disse Nina.
"Magari si sente legata a noi perché è merito suo se ci siamo conosciuti." buttò lì Greg.
"La diverte molto che l'avermi spinta a fare una cosa infantile abbia portato a questo. Lo trova surreale." spiegò lei.
Greg sospirò, era frustrante che Nina conoscesse tutta la storia e che invece di chiederle semplicemente di raccontarla dovesse accontentarsi di frammenti di informazioni.
Per qualche secondo aveva considerato di proporle di narrargli il loro incontro come se fosse una fiaba, ma aveva idea che l' S.o.S, l'avrebbe considerato barare e preferiva evitare il rischio.
"Surreale eh." commentò.
"Tu non l'hai trovato surreale?" chiese Nina.
"Trattandosi di noi due? No." rispose lui sereno.
"Neppure all'inizio? " Nina era stupita.
"Per una trentina di secondi al massimo." azzardò Greg:"Poi ho capito che il surreale sarebbe stato il nostro pane quotidiano."
Nina si sollevò su un gomito: "E così, seduto sulla tua bella poltrona rossa, mi hai guardata e mi hai trovata surreale." commentò.
Poltrona rossa, annotò lui mentalmente, poi si addentrò cautamente in quello che poteva rivelarsi un terreno accidentato.
"Io non ho detto questo." replicò.
"La sostanza era quella." ribatté lei.
Greg incrociò le braccia sotto la testa: "Intendevo dire che ho capito subito che tu ed io avremmo generato una buona quantità di situazioni surreali, ne ero certo perché sei la donna che ho sempre sperato di incontrare." Greg stava dicendo le prime cose gli passavano per la testa, e mentre le diceva realizzò che corrispondevano alla verità, almeno lì, nel sogno: "Se intendi negare voglio ricordarti l'albero inclinato, il gatto tuffatore e la sessione di pittura canina che ci aspetta."
Ridacchiando lei gli scostò i capelli dalla fronte:"Io invece ho pensato che sotto la barba avevi proprio una faccia da schiaffi. Bella però." disse.
Greg si toccò il mento, in effetti era ora di radersi.
"E poi che è stata una decisione temeraria ma azzeccata." concluse Nina.
Ecco di nuovo la frustrazione: cosa era stata una decisione temeraria ma azzeccata? Cosa?
La porta si spalancò e Zietto irruppe, saltando in mezzo a loro.
"Ho scordato di informarti che ha imparato ad abbassare le maniglie." disse Nina divertita, accarezzando il gatto.
La sveglia aveva stoppato il sogno, e adesso, finito il turno di lavoro, Greg se ne stava seduto ad un tavolo ad osservare i passanti.
Era irritato dalla maligna tempestività della sveglia, dalla lentezza dei sogni e da Toppa che la sera prima gli aveva chiesto di scambiare i turni.
Se la teoria che stava elaborando era giusta aveva bisogno di raccogliere più informazioni possibili e in fretta, perché i sogni avrebbero potuto interrompersi in ogni momento.
Bevve un sorso di spremuta e si accorse di avere compagnia.
Il nuovo, beh quasi nuovo, anzi vintage, fidanzato di Toppa lo fissava con un mezzo sorriso.
Angelo aveva un viso aperto e simpatico e una costituzione robusta ma agile; aveva qualcosa del pugile ed era stato il ragazzo per cui, quasi venticinque anni prima ormai, Toppa aveva fatto coming out, e adesso, dopo più di due decadi si erano ritrovati.
Greg si appoggiò allo schienale: "Saltiamo la parte in cui fingi che Toppa abbia tenuto il becco chiuso e dimmi se sei d'accordo con lui e Bianca." lo esortò.
Angelo pescò dal piattino un biscotto al cioccolato.
"Si, sono d'accordo, e io conosco Chiara meglio di Giovanni e Bianca, perché ho lavorato con lei per un paio d'anni, se ti ricordi."
Angelo era l'unico a chiamare Toppa per nome.
"E' vero, l'avevo dimenticato." rispose Greg.
Prima di realizzare di aver bisogno di più stimoli Chiara aveva lavorato nella stessa ditta di imballaggi di Angelo.
"Quindi pensi anche tu che sia un tipo troppo convenzionale?" domandò.
"Per chiunque altro no, per te si." fu la replica decisa: "Invece la donna del sogno non lo è, vero?"
"No, direi di no." Greg esitò qualche istante prima di dar voce all'altro pensiero che nuotava nella sua testa come un pesce irrequieto: "Ma a differenza del tuo fidanzato e della nostra pasticcera io sono meno convinto che una donna poco convenzionale sia più adatta a me."
"Come mai?" domandò Angelo.
Greg lesse la perplessità sul suo viso.
"Perché credo che diventerebbe troppo... impegnativa."
"Troppo impegnativa rispetto a cosa?"
Già rispetto a cosa?, ad un rapporto che si dissolveva a causa dell'irrilevanza raggiunta dall'altra persona?
Era quello il punto no? se c'era una possibilità che durasse risorgeva il suo antico spauracchio di rimanere incastrato.
Credeva sul serio di averlo superato, era il motivo per cui si lanciava nelle convivenze, ed ecco che invece era il fattore nascosto delle sue relazioni.
"Incontrare qualcuno che si può amare è un casino." disse Angelo, quasi gli avesse letto nel pensiero:"Specie per noi vigliacchi. Ci spaventiamo, facciamo cazzate e se poi abbiamo la fortuna di recuperare resta il dispiacere di aver sprecato tempo, anche se è tempo che è servito a crescere. Guarda me e Gio." concluse.
"Perciò sarei un fifone?" chiese Greg semiserio.
Troppe parole sagge in un colpo solo.
"No, sei solo un uomo." replicò Angelo con un sorrisetto, poi allungò una mano e sfiorò la manica della giacca di Greg.
"Era da un pezzo che non la vedevo, credevo l'avessi buttata." disse.
Era una giacca rosso carminio, con i risvolti e il collo blu a disegni paisley;
Laura, due fidanzate prima di Chiara, la trovava troppo 'circense' e la detestava.
In realtà trovava discutibile tutto il suo guardaroba, ma ai suoi occhi la giacca era l'unico capo imperdonabile.
Così lui aveva smesso di indossarla quando uscivano insieme, e poi aveva smesso di indossarla del tutto.
Adesso che ci rifletteva il suo modo di vestire e abbinare i colori era sempre stato inviso alle sue compagne che però, salvo per capi in particolare, come i pantaloni con bretelle che tutte avevano odiato, si erano adattate;
perché, insomma, lui era bello, con quel viso sbarazzino e le ciocche ribelli che gli ricadevano sulla fronte.
In ogni caso, quando la giacca si era trasformata in un'inutile provocazione l'aveva abbandonata, quella mattina, però, dopo quasi sei anni l'aveva vista appesa nell'armadio e il suo pensiero era corso a Nina, così l'aveva ripescata e l'aveva indossata, sorpreso che gli stesse ancora a pennello.
"A lei piacerebbe?" chiese Angelo con un sorriso sornione.
Greg sospirò internamente: "Si, credo che le piacerebbe." concesse.
Anzi, di più, era convinto che ne sarebbe andata matta.
"Perciò potresti aver pensato a lei quando l'hai messa stamattina:" continuò Angelo.
Greg socchiuse gli occhi: "Ho pensato a come sarebbe stata su di lei." precisò.
Il sorriso di Angelo si allargò:"E con questo ho concluso, vostro onore."
Greg scosse la testa senza replicare, glielo impedì l'arrivo di Toppa, armato di altri biscotti.
"Allora, è venuto fuori qualcosa di nuovo?" chiese sedendosi tra loro.
"Stavamo solo facendo quattro chiacchiere." rispose Angelo.
A differenza del fidanzato, lui era capace di mantenere la riservatezza.
Toppa aggrottò la fronte, scettico.
"Qualcosa di nuovo c'è, in effetti." disse Greg catturando la loro attenzione.
"Allora?" lo sollecitò il suo socio, impaziente.
"Mi sto convincendo che dietro questi sogni ci sia qualcosa di più. E che Nina sia là fuori, da qualche parte." era strano pronunciare il suo nome ad alta voce.
I due lo guardarono con aria interrogativa, affatto sorpresi.
"E cosa te lo fa pensare?" chiese Angelo.
Greg alzò le spalle: "E' una sensazione, se fosse tutta farina del mio sacco l' SoS sarebbe più discreto."
"L' SoS?" Angelo era confuso.
"Il Sistema operativo del Sogno. Agisce attraverso la radio." spiegò Toppa: "Ti ho detto della radio no?"
"Ci deve essere un motivo se mi impedisce di commettere errori." aggiunse Greg:" Oppure questa cosa mi sta dando alla testa."
"Se vuoi saperlo lo pensiamo anche noi." dichiarò Toppa spezzettando i biscotti, come da sua cattiva abitudine.
"Ne parlavamo proprio ieri a cena." disse Angelo allontanando il piatto di biscotti dal fidanzato.
"Del fatto che mi sta dando alla testa?" domandò Greg preoccupato.
Toppa scosse il capo, le dita, ora disoccupate, si muovevano come zampe di ragno.
"No, che i tuoi siano in parte sogni e in parte ..informazioni."
Greg prese un pezzetto di biscotto: "E voi come ci siete arrivati a questa conclusione?"
Sperava avessero teorie interessanti.
"Per prima cosa la reiterazione." iniziò Angelo: "A cui di volta in volta si aggiungono particolari."
"Secondo, sul sogno hai solo un controllo parziale, e circoscritto a te." continuò Toppa: "Mentre secondo gli articoli e i libri che ho letto dovresti essere in grado di influenzare l'ambiente esterno."
Greg si sporse verso di loro: "E queste informazioni chi le starebbe mandando?"
Dopo una breve esitazione Toppa rispose: "La nostra teoria è che le 'frequenze' oniriche tue e della tua ..amata si siano incontrate, formando una connessione, e la radio serve a mantenervi sintonizzati."
"Perciò dall'altra parte della connessione dovrebbe esserci lei." osservò Greg, un brivido di eccitazione gli percorse la schiena.
Angelo annuì:"Però noi crediamo ci sia la probabilità che lei sia inconsapevole, che per lei siano semplici sogni ricorrenti. Ammesso che se li ricordi."
Greg trattenne un sorriso, avevano proprio fatto i compiti: "Cioè?" chiese.
"Se Nina fosse lucida la radio non avrebbe bisogno di intervenire, o addirittura di esistere." disse Toppa: "Tu hai detto che lei sa come è andata tra di voi, quindi deve sapere anche dove trovarti, perciò se prima o poi non la vediamo entrare da quella porta, vuol dire o che è inconsapevole o.." le parole gli morirono in gola.
Stavolta il brivido che attraversò la schiena di Greg fu di inquietudine:"O non le interessa conoscermi." concluse al posto dell'amico.
"Ovviamente noi propendiamo per la prima ipotesi." assicurò Angelo.
"E siamo nel campo della pura speculazione." aggiunse Toppa.
"Però siete convinti della vostra teoria." disse Greg ed entrambi annuirono.
"Trova un escamotage per farti dire il suo nome." suggerì Toppa.
"Grazie, potevo arrivarci da me." ribatté lui sarcastico: "Hai qualche consiglio?Qualcosa che non disturbi le frequenze, possibilmente."
"Potresti fare qualche domanda fingendo una dimenticanza." disse Toppa:"Spesso io faccio ad Angelo le stesse domande a ripetizione."
"Si beh non vantartene." replicò questi: "Vuol dire che non mi ascolti."
"O che dimentico in fretta." puntualizzò Toppa appoggiando il mento sulla spalla di Angelo.
Greg sorrise: "Potrei provarci, ma sono quasi certo che sarebbe considerato come barare."
Tra le opzioni che aveva vagliato vi era quella di chiederle l'origine del suo nome, per esempio spiegandole che lui si chiamava Gregorio per via di suo nonno, e se fosse venuto fuori che nella loro vita onirica ne avevano già parlato avrebbe potuto sì ribattere che se l'era scordato; solo che ormai era persuaso che ci fossero delle regole precise, e che se fosse stato troppo sfrontato sarebbe incorso in qualche rischio, e preferiva evitare.
"Allora partiamo dal fatto che lavora in un negozio, puoi cercare di capire cosa vende." intervenne Angelo.
Greg si appoggiò al tavolo coi gomiti:"Bene, fai finta che tocchi a te, cosa diresti a Toppa per scoprire che lavoro fa?"
Preso alla sprovvista Angelo rimuginò qualche istante poi: "Touché, allora potrebbe essere più facile capire dove si trovi il negozio, o almeno se è vicino a casa."
Quella era una buona idea.
Dopo un breve silenzio, dedicato a cibo e bevande, Toppa chiese: "E poi?"
Greg lo guardò con aria interrogativa.
"Diciamo che scopri dove trovarla, cosa fai? Vai a controllare se esiste?"
Greg si era baloccato con l'idea, senza giungere ad una conclusione definitiva.
Scoprire che si trattava di un parto della sua psiche avrebbe potuto essere deludente,
anzi, lo sarebbe stato di certo; trovarsi di fronte una donna in carne ossa, però, presentava implicazioni che ancora doveva vagliare.
Inoltre dare per scontato che dal vivo si sarebbero piaciuti, amati, come in sogno, era una grossa ingenuità.
Ma se Nina esisteva, il canale che si era creato tra loro doveva avere un significato, e questo escludeva la possibilità che, sapendo dove trovarla, lui scegliesse di ignorarla.
"Voi cosa fareste?" domandò Greg rimbalzando la domanda.
"Oh, io mi precipiterei." rispose Angelo di getto.
"Sul serio?" chiese Toppa stupito.
"Ovvio, sarei pazzo a perdere l'occasione di incontrare l'amore della mia vita. E Greg, credo sarebbe poco saggio da parte tua sottovalutare l'importanza dei sogni. Sei d'accordo Gio?"
Toppa annuì: "Però penso che avrei anch'io qualche remora, e la paura di restare deluso."
"Preferiresti vivere nel dubbio, pur sapendo di poterlo sciogliere in fretta?"
Toppa roteò gli occhi: "Certo che no, lo sai benissimo."
Già, tralasciando il proprio padre, Toppa era la persona più curiosa che Greg avesse mai conosciuto.
"Ehi, da quanto non ti vedevo addosso questa giacca!" esclamò Toppa all'improvviso, e Angelo scoppiò a ridere.
La prima cosa che vide quando aprì gli occhi fu lo schienale di velluto verde e i suoi piedi appoggiati al sedile, il rumore delle ruote sui binari lasciava pochi dubbi su dove si trovasse.
Si riscosse e si raddrizzò, apparentemente aveva schiacciato un pisolino in treno.
Si guardò intorno, il vagone era vuoto e il paesaggio che scorreva dietro i finestrini era composto da alberi e da scorci di lago.
Se si trovava lì invece che a casa con Nina doveva esserci un motivo, che fosse l'inconscio o l'S.o.s., ormai era convinto fossero due agenti distinti, era certo che volessero dargli delle indicazioni
Chiuse gli occhi e inspirò, e quando si sentì più rilassato si alzò e percorse il vagone alla ricerca di indizi.
Il vagone era disabitato e spoglio. Per sicurezza lo percorse una seconda volta, controllando di nuovo le rastrelliere, e sopra e sotto i sedili; niente.
Decise di passare al vagone accanto, se esisteva.
Abbassò la maniglia e attraversò lo snodo che immetteva in una carrozza di prima classe, a giudicare dall'arredamento era una combinazione di una libreria e una sala da te.
Una versione su ruote della sua caffetteria, insomma.
Tazze, tazzine e bicchieri erano sparpagliati ovunque, i libri erano accatastati sul pavimento, in traballanti pile di altezze varie.
Un rumore e un mugolio attrassero la sua attenzione, si girò e Cal fece la sua apparizione da dietro il bancone, appoggiandosi sulle zampe anteriori.
"Ciao." lo salutò Greg sollevato, accarezzandogli il muso:"Cosa ci facciamo qui?"
Il cane fece lo raggiunse affiancandolo e fissando oltre la sua spalla, Greg seguì il suo sguardo e avvistò Zietto abbarbicato sul mobile bar: se gli animali erano presenti doveva esserci anche Nina.
Mentre controllava notò che il vagone si stava allungando.
I finestrini si moltiplicavano, e così i sedili e le pericolanti pile di libri che ondeggiavano senza cadere, tanto che Zietto balzava sereno dall'una all'altra, seguito da Cal, che gli girava intorno, più cauto.
Greg era determinato a controllare ogni sedile e anche ogni vagone se fosse stato necessario, era impossibile che Nina non ci fosse.
Impossibile.
Impossibile.
E infatti eccola, nell'ultimo sedile, che dormiva china sul tavolo, la testa appoggiata alle braccia..
Indossava un maglioncino rosso e rosa, pantaloni blu, e al collo aveva una pelosa sciarpa arancione.
Felice Greg sedette accanto a lei e le accarezzò i capelli.
Cal saltò sul sedile di fronte, Zietto, invece, li scrutava dallo schienale.
Greg le sfiorò la tempia con le labbra e lei aprì gli occhi, sbatté le palpebre un paio di volte poi si sollevo e lo abbracciò:"Sei qui." mormorò contro il suo collo: "Stavo sognando di essere in treno e ti cercavo e .." il rumore delle rotaie la distrasse:"Siamo in treno." disse attonita e gli toccò il viso come per controllare che fosse davvero lì: "Siamo in treno." ripeté: "Dove stiamo andando?" chiese stranita.
Cal mugolò e Greg la strinse a sé: "Devi dirmelo tu." rispose Greg, convinto di essere lui a trovarsi nel sogno di Nina, stavolta.
Gli pareva avesse un senso, se di solito lei si trovava nei suoi, adesso forse, con il cambio di ambientazione, era il contrario.
"Ci sei tu, il cane e il gatto.. ma di solito siamo in una bella casa e .." s'interruppe, confusa quindi il suo viso si illuminò: "Potremmo essere sull' Orient Express?" domandò: "Ho sempre desiderato viaggiare sull'Orient Express, come nel romanzo di Agatha Christie." aggiunse.
E in quel momento Greg realizzò che era lucida e che avrebbe potuto indagare senza compromettere l'equilibrio del sogno.
Forse.
Per prima cosa doveva assicurarsi che restasse calma, per evitare il risveglio.
"Guardami." disse prendendole le mani: "Se ti agiti rischi di svegliarti."
Nina lo scrutò e dopo qualche istante le parole fecero breccia nella sua perplessità e il suo viso si illuminò:"Cioè sono cosciente in un sogno." esultò: "Finalmente!"
E subito dopo si ritrovarono su una pista di pattinaggio circondata dagli alberi e formata da ghiaccio rosa, sotto lo strato di ghiaccio si vedevano i pesci nuotare.
Greg ridacchiò quando vide che i sedili del treno li avevano seguiti, e che adesso anche Cal e Zietto avevano al collo una sciarpa arancione.
"Da piccola facevo sempre questi sogni." spiegò Nina felice: "Ma da adulta è la prima volta."
Si alzò e andò subito a gambe all'aria.
Cal, accoccolato sul sedile, abbaiò mentre Zietto la fissava con disappunto.
Greg tentò di aiutarla a sollevarsi, impresa che l'attaccò d'ilarità di Nina rendeva complicata.
Notò che lui invece si muoveva sicuro sul ghiaccio e si chiese se dipendeva dall'aver giocato a hockey da ragazzo, o se era stata Nina ad attribuirgliene la capacità.
Era chiaro da quel subitaneo trasferimento e dal colore del ghiaccio, che lei aveva una buona padronanza del sogno.
Quando riuscì a rimetterla in piedi la tenne stretta per le braccia per evitare che scivolasse in avanti, era troppo esilarata per mantenere l'equilibrio da sola.
E fu colpito da quanto la sua risata gli trasmettesse allegria e calore.
Quando la ridarella si fu calmata, Nina si lasciò guidare da lui e cominciarono a muoversi in circolo.
"Sono un impiastro perché lo ero anche sui pattini a rotelle." disse lei: "Però è bellissimo lo stesso."
Greg sorrise e si fermò e lei gli sbatté contro e ricominciò a ridere.
"Ascolta, questo è il tuo regno, qui puoi essere una campionessa se vuoi." le disse sogghignando a sua volta: "Il ghiaccio rosa è una tua idea no?"
Il viso di Nina si illuminò: "E' vero, non ci avevo pensato."
Greg la lasciò; Nina si raddrizzò, inspirò, le braccia leggermente distaccate dal corpo e dapprima incerta poi con sempre più sicurezza, iniziò a roteare sul ghiaccio.
Nessun numero da campionessa, solo scarabocchi sui pattini. intanto agitava una mano per salutarlo, i capelli svolazzanti dietro di lei
Cal e Zietto,accoccolati sul loro sedile, partecipavano alle evoluzioni con versi di incoraggiamento.
Nina raggiunse il punto più distante della pista e Greg la vide partire verso di lui a tutta velocità, con l'intento di travolgerlo, a quanto pareva.
Si chiese se sarebbe riuscito a fermarla, acchiappandola al volo, temeva che una caduta ne avrebbe causato il risveglio.
Come previsto lei arrivò, troppo forte perché potesse fermarla, e lo travolse, caddero entrambi e si ritrovarono sott'acqua.
Nina fluttuava davanti a lui la sciarpa che ondeggiava insieme ai capelli.
Greg la osservò inspirare ed espirare, e scoprì di poterlo fare anche lui.
"Respirare e parlare sott'acqua è un'altra cosa che ho sempre desiderato fare." dichiarò lei, la sua voce giungeva come una vibrazione, con un lieve rimbombo: "Da piccola immaginavo di essere una sirena, anche se nuoto malissimo."
Fece una capriola e quando furono di nuovo faccia a faccia Greg vide che era raggiante.
Nina indicò un punto sopra le loro teste, Greg alzò il capo e vide che Cal e Zietto li stavano raggiungendo.
Quando aprì gli occhi era a letto, nel letto onirico, il viso sprofondato nella nuca di lei, gli animali accoccolati ai loro piedi.
Dal sogno lucido di lei erano passati al suo; chissà se Nina era rimata consapevole.
Emise un lieve sospiro e lei si mosse e poi si girò stringendosi a lui.
"Ho sognato di essere in treno." mormorò con voce sonnacchiosa:"Ho provato a cercarti e poi mi sono seduta per cercare di capire cosa facessi lì, e allora tu hai trovato me, e mi hai detto che ci trovavamo in un sogno, il mio sogno."
Greg era in dubbio se rispondere che lo sapeva o lasciar perdere, soprattutto perché, nel primo caso, temeva l'intervento dell' S.o.s.
"E poi?" domandò.
"Mi hai spiegato che dato che il sogno era mio potevo fare ciò che volevo, così prima ci ho portati su una pista di pattinaggio, e poi sott'acqua."
"Perché tu hai sempre desiderato respirare sott'acqua." commentò lui.
"Te lo ricordi." bisbigliò lei soddisfatta: "E' una delle prime cose che ti ho raccontato."
In quel momento Greg decise di smettere di indagare, avrebbe lasciato che i sogni fornissero informazioni spontanee e che gli eventi seguissero il loro corso naturale.
"E tu? Hai mai fatto sogni di questo tipo?" domandò Nina:" Dove sei consapevole di stare sognando e puoi influenzare gli eventi?"
"Si, ero consapevole, interagivo con gli altri, ma dubito di aver influenzato lo svolgimento."
"E c'ero anch'io in quei sogni?"
Greg sorrise e la baciò sui capelli:"Amore, tu eri la protagonista di quei sogni." rispose.
**********
"Cioè, ti svegli nel sogno di lei, pattinate, nuotate sott'acqua perché lei e lucida e dirige gli eventi, poi ti risvegli nel tuo sogno dove lei è inconsapevole e ti racconta del suo sogno lucido." ricapitolò Toppa: "Ho capito bene?"
Greg annuì: "Lo so, è assurdo."
"E ti ha fatto domande?" chiese Bianca.
"No, suppongo che le ci vorranno un altro paio di sogni per realizzare che non sono un parto della sua psiche, com'è successo a me." disse Greg stropicciandosi gli occhi:"Sempre che lei non sia un parto della mia."
Ogni mattina, il distacco da Nina e dagli animali diventava più faticoso.
"Vorrei sapere qual è il senso di questo passaggio." disse Toppa: "Perché i tuoi sogni sono impostati sulla convivenza e i suoi, invece, sono esterni."
"E poi si torna nei sogni di Greg." aggiunse Bianca:" è tutto complicato."
"Ed è il motivo per cui ho smesso di indagare." disse lui: "Ho deciso di lasciare che la situazione si evolva da sola."
"E anche se dovessi smettere di sognarla, questa è una città piccola, se ti applichi in un paio di mesi puoi girare tutti i negozi e trovarla." disse Bianca incoraggiante.
Greg annuì, soprappensiero:"Sono già due volte che quasi mi scordo di chiamare Chiara." dichiarò.
"Hai deciso cosa fare con lei?" chiese Toppa: "Circa la convivenza."
"No, per capirlo devo averla di fronte." rispose lui, andando ad aprire a Milord, che, felice, trotterellò al suo posto..
************
Stavolta fu lei a svegliarlo, Greg si riscosse e impiegò qualche istante a mettere a fuoco la scena: era all'interno di un tendone da circo, seduto su una panca.
"Ehi, sono qui. Quassù. In alto." gridò Nina.
Greg alzò lo sguardo e la vide in cima al trapezio, che si dondolava all'interno di un cerchio dorato.
"Ho sempre sognato di fare la trapezista, ma soffro di vertigini. E invece ora guarda." continuò compiendo un'evoluzione all'interno del cerchio, poi si lasciò andare, e prima che Greg potesse gridare o tentare di prenderla planò davanti a lui.
Al posto del costume da trapezista indossava una salopette di paillettes, che a Greg parve poco pratica, ma dopotutto era un sogno.
Anche il suo viso era iridescente e i capelli cosparsi di brillantini, ma la parte più divertente era il naso dipinto di rosso.
"Riesco a scendere, per risalire invece devo usare la scala." spiegò Nina: "E devo continuare ad esercitarmi. Mi sembra di esercitarmi da tanto e credo che sia perché il tempo scorre diversamente nei sogni. O forse ho solo fatto questo sogno a ripetizione." aggiunse avviandosi verso la scaletta.
Greg era stato sul punto di chiederle cosa ne pensasse della sua presenza, chi credeva che fosse, lui.
Ma la paura di spaventarla o confonderla e causarne così il risveglio ebbe di nuovo la meglio, e decise approfittare di quei sogni per cercare di approfondire la conoscenza.
E guardandola salire agilmente la scaletta di corda e poi entrare nel cerchio, allegra come lo era stata sul ghiaccio o sott'acqua, si chiese come fosse nella sua vita quotidiana.
Si, insomma, se fosse stata una persona reale.
E, assurdo o no, era una convinzione che si era radicata dentro di lui.
Vide una pallottola bianca lanciarsi dalla pedana e atterrare sulle gambe di Nina seduta comodamente nel cerchio.
"E' Zietto." mormorò Greg, e un muso umido gli sfiorò la mano.
Greg fece salire Cal sulla panca e gli passò un braccio intorno al collo; se Nina era reale, era probabile che lo fossero anche loro.
La guardò compiere un paio di evoluzioni, alle quali Zietto preferì assistere dalla pedana, dopodiché Cal scese dalla panca e invitò Greg a seguirlo tirando con il muso la manica della sua giacca; e in quel momento lui si accorse di indossare la sua giacca circense, larghi e colorati pantaloni da clown e stivaloni rossi a bolli gialli che, camminando, sollevavano nuvolette di segatura dal pavimento.
Il realismo di quei sogni era sorprendente.
Il sole ed un venticello tiepido li accolsero fuori dal tendone, Greg si guardò intorno, si trovavano in uno spiazzo erboso che ospitava diversi carrozzoni colorati, quasi tutti dotati di campane a vento che la brezza faceva tintinnare.
Artisti in costume chiacchieravano allegramente provando i loro numeri.
Nina faceva dei sogni molto accurati, pensò Greg, o li inscenava bene; più probabilmente la seconda.
Si sentì prendere sottobraccio:"E' meraviglioso, vero?" disse lei.
Greg sorrise:"Fammi indovinare, hai sempre sognato di scappare col circo."
"Per il numero di stasera userò le bolle di sapone." dichiarò una voce maschile alle loro spalle.
Si girarono e un uomo sui trampoli li salutò dall'alto:"Cosa ne pensate?" domandò.
Non fecero in tempo a rispondere perché un clown con uno scolapasta in testa si mise in mezzo posando a terra un mastello: "Dovrebbero pensare che hai rubato l'idea a me." rispose togliendo una corda dal collo e intingendola nel mastello il cui fondo era coperto da un liquido denso e cangiante.
Un attimo dopo Greg e Nina si trovarono all'interno di una bolla gigante.
"Prova tu a farlo questo !" gridò il clown al tizio sui trampoli.
Nina rise:"Da piccola ci venivo sempre qui." disse:"Ma da sola, perché, prima d'ora, non c'era nessuno che volessi portarci."
"Ne sono onorato." replicò Greg fissando le pareti cangianti e vibranti della bolla, era come essere racchiusi in un boccia di vetro ondeggiante.
Intanto che il clown e il tipo sui trampoli dibattevano su chi avesse avuto per primo l'idea delle bolle, Cal girava intorno a loro abbaiando, e Zietto camminava sul bordo del mastello.
Il clown, preso dalla discussione, gesticolava furiosamente e indietreggiando urtò la bolla, che scoppiò.
E Greg aprì gli occhi.
La camera era rischiarata dalla luna i cui raggi, filtrati dalle persiane, puntavano sulla parete destra del letto, Greg era contrariato per essersi risvegliato nel proprio letto invece che nella sua parte di sogno, come la volta precedente, ma c'era un lato positivo, stavolta si ricordava i nomi degli animali, Calamaio, detto Cal, e Zietto.
Ora doveva solo scoprire, o ricordarsi, perché aveva chiamato lei Nina.
Fuori scendeva una leggera pioggia, la sentiva ticchettare sui vetri, ed evidentemente qualche nuvola stava passando davanti alla luna, perché il bagliore era diventato intermittente.
Si alzò e aprì le persiane.
La strada lastricata di ciottoli era lucida d'acqua e illuminata da fiochi lampioni, la luna era oscurata dalle nubi e il lago immerso nel buio salvo qualche tremolante e sporadica lucina sulla sponda opposta.
Stava per chiudere e tornare a letto quando vide passare Milord, ora che ci pensava era riuscito a dare un un nome anche ad un cane che già ne aveva uno, assegnare nomi era un vezzo che ignorava di possedere
Dietro Milord apparve il suo padrone con indosso una palandrana con due strisce catarifrangenti e un capellino antipioggia.
Greg ebbe l'impressione che quella fosse un'uscita abituale più che di emergenza, Milord trottava avanti e indietro e girava intorno agli alberi allo stesso modo di Cal, quando erano usciti nel sogno, e il suo padrone lo seguiva camminando tranquillo con le mani ficcate nelle ampie tasche della palandrana, come se fosse una passeggiata qualunque anziché nel cuore della notte.
Richiuse le persiane deciso a tornare a letto e invece indossò maglione e jeans sopra il pigiama, infilò scarpe e giaccone e uscì.
Quando sbucò dal portone Milord si voltò e felice gli corse incontro.
Greg alzò il cappuccio per evitare che l'acqua gli entrasse nel collo e poi si chinò ad accarezzarlo.
"Cosa fai in giro a quest'ora?" chiese il padrone di Milord, che lui aveva soprannominato signor Brillo, che poi era il vero nome del cane.
Evidentemente aveva un problema con i nomi, chissà se Toppa e Bianca se ne erano accorti, visto che a quanto pare lo conoscevano meglio di quanto lui conoscesse sé stesso.
"Niente sonno e così ho pensato di fare due passi." rispose Greg.
"E' una buona coincidenza." continuò l'altro con quella sua strana voce roca: "Sarei venuto domani a parlarti di Babbo Natale."
"Babbo Natale?" ripeté Greg perplesso.
Alle quattro del mattino, per strada.
'Vorrei parlarti di Babbo Natale.' così, come se dovesse introdurlo ad una nuova religione, o vecchissima magari, sorrise all'idea, intanto il signor Brillo riprese: "Si, dall'anno scorso il comitato organizza l'incontro con Babbo Natale in piazza, te ne sarai accorto spero."
Greg annuì, se ne era accorto si, la via era stata invasa da frecce a strisce bianche e rosse che invitavano a raggiungere Babbo Natale in piazza.
"Quest'anno vorremmo inaugurare anche una sessione serale, dalle otto e mezza alle dieci e mezza circa, a seconda dell'affluenza. Sai, per chi non può accompagnare i bambini durante il giorno e per chi vuole farsi un selfie con uno dei simboli del Natale, e poi magari pubblicarlo sui social. Sarebbe una bella pubblicità per la città."
"Dove vuole arrivare?" chiese Greg sospettoso.
Il signor Brillo aggiustò la tesa del cappello e disse:"Beh, per i bambini il solito Babbo Natale va bene, ma per la sera pensavamo ad una versione più giovane e attraente, con un... fascino che trascenda il costume. Ne abbiamo discusso e il tuo nome è venuto fuori all'unanimità."
Dato Greg non reagiva lui continuò:"Tu sei conosciuto, hai un bell'aspetto e quel pizzico di eccentricità che alla gente piace. Sei il candidato perfetto."
La pioggia aveva smesso e Greg si abbassò il cappuccio:"Dubito di avere la tempra adatta per essere un buon Babbo Natale." disse.
"Sciocchezze, devi solo comportarti come in caffetteria ma stando seduto." lo liquidò il signor Brillo: "Comunque lungi da me insistere, per il momento possiamo aspettare, ti chiedo solo di pensarci su."
"Wof." intervenne Milord scodinzolando forsennato.
"Ok, ci penserò su." replicò Greg accarezzandolo.
"Mi sembra una cosa divertente. Dovresti farlo." dichiarò Bianca.
"Dice così perché l'anno scorso non è riuscita a farsi un selfie con l'altro Babbo Natale." disse Toppa afferrando una manciata di violette di zucchero, Bianca gli tolse le rimanenti da sotto il naso.
"Tu mi hai battuto sul tempo. E gli hai pure dato la lettera." lo stuzzicò lei.
"E non ho ricevuto niente di quello che ho chiesto." borbottò Toppa:"Perciò ridammi le violette."
"Se Greg accetta avremmo un infiltrato." osservò Bianca.
"Devo pensarci." rispose l'interessato
"Lasciando da parte il Natale per un attimo, stavolta il sogno era ambientato in un circo." disse Toppa a Bianca.
"Si, ed ero un clown e lei una trapezista."
"Ah, interessante. E cosa ne pensi?" chiese lei.
"Penso che Nina usi i sogni in maniera più intelligente della mia." rispose Greg.
Bianca sorrise:"Si, ma ti piace? So che nel sogno senti di amarla, però prova a pensarci a mente fredda. Il sogno sul circo potrebbe indicare che si tratti di una persona .. particolare."
"Beh, ma secondo voi due è quello il mio target, no?" ribatté Greg perplesso.
"Si, ma prima che te lo dicessimo noi tu non lo sapevi." disse Toppa masticando violette.
"Proprio così"." aggiunse Bianca:"Allora ti piace?"
"Più di quanto vorrei." rispose Greg affogando una meringa nella cioccolata.
"Definisci 'più di quanto vorrei'." lo incalzò Bianca.
"Gli è simpatica." intervenne Toppa allineando tre piccole meringhe su un piattino, e tenendo la quarta in un cucchiaino in bilico sulla tazza.
Greg puntò lo sguardo su di lui.
"Che c'è? Non lo sapevi? Le uniche due per cui ti sei preso una vera sbandata ti erano simpatiche." continuò Toppa.
"E' vero?" domando Bianca divertita.
Era vero? Si, ora che ci pensava, le uniche due relazioni la cui fine l'aveva fatto soffrire sul serio erano state con donne che lo facevano ridere.
"A quanto pare ignoravo quasi tutto della mia vita sentimentale." commentò Greg, risentito verso se stesso: "Mentre tu sei un esperto."
"Sono il tuo migliore amico, è mio compito essere esperto."
Erano migliori amici da più di vent'anni perché Toppa era stato abbastanza saggio da impedirsi di innamorarsi di Greg, anche se doveva ammettere che ai tempi aveva cominciato a frequentare Angelo perché qualcosa di lui glielo ricordava.
"D'altronde tu sei un esperto della mia di vita sentimentale, no?"
"Si, ma almeno tu sei consapevole dei tuoi problemi." ribatté Greg:"E anche se ho una pessima ricezione dei consigli, avresti dovuto insistere e cercare di aprirmi gli occhi. E anche tu." disse a Bianca.
Sapeva di essere ingiusto, ma insomma, ormai era chiaro che aveva bisogno di una messa a punto, e chissà da quanto.
Bianca scosse la testa:"Come credi che abbiamo scoperto che sei sordo ai consigli?" disse.
Greg sospirò e andò ad aprire a Milord, quando si chinò per accarezzarlo vide che attaccato al collare vi era un biglietto indirizzato a lui, una convocazione per le diciotto nella piazza principale; Milord stesso sarebbe passato a prenderlo.
Doveva essere per la storia di Babbo Natale.
"Ci andrai?" chiese Bianca.
"Certo che ci va." rispose Toppa.
"Perché non ci vai tu?" disse Greg, lievemente esasperato.
"Se l'avessero chiesto a me ci sarei andato, ma sei tu il sex symbol qui."
"Per favore!" sbottò Greg.
"Ti prego accetta." lo esortò Bianca:"Cosi ci facciamo un selfie e lo mando a mia cugina."
I due la guardarono con aria interrogativa.
"Ha un fetish per Babbo Natale." spiegò lei, maliziosa.
"Hai visto che fine ha fatto lo spirito del Natale?" ridacchiò Toppa:"Chissà cosa direbbe Dickens."
Bianca, avvolta nel suo piumino rosa che la trasformava un marshmallow a grandezza naturale, se ne stava a braccia aperte ritta sulla grossa x di nastro adesivo verde.
"Qui è dove metteranno l'albero." disse, poi puntò il dito verso la x dorata:"E lì è dove metteranno la tua poltrona." aggiunse.
"Esatto, e da là in fondo partirà la passatoia." disse una voce alle loro spalle:"E dietro la poltrona ci sarà la slitta di polistirolo gentilmente offerta dal negozio di articoli sportivi."
Greg e Bianca si girarono e si trovarono di fronte Giacomo Banti, proprietario della pasticceria più grande della città e presidente dell'associazione commercianti.
Milord corse a salutarlo e poi tornò da Greg.
"L'anno scorso l'iniziativa col Babbo Natale tradizionale ha avuto grande successo." continuò Banti, indossava un lungo cappotto color tabacco e un berretto verde scuro da cui fuoriuscivano un paio di riccioli grigi:"E sono convinto che con te come Babbo Natale serale andrà anche meglio."
"Ti ringrazio per la fiducia ma vorrei sapere cosa ti rende così sicuro."
L'uomo gli mise una mano sulla spalla:"E' semplice sei attraente, hai un modo di fare accattivante e sei simpatico, parola di tre giudici severissimi."
Greg intuì subito che alludeva alla moglie e alle sue figlie gemelle che spesso si rifugiavano in caffetteria a studiare e che nonostante la differenza d'età flirtavano con lui.
"Inoltre sarà una buona pubblicità per il vostro locale." concluse Banti:"La tua identità sarà segreta solo per i bambini."
"Ecco." intervenne Bianca:"Mi sembra che tutto si incastri."
Greg roteò gli occhi:"E avrò anche degli elfi come il Babbo Natale diurno?" chiese.
Banti sorrise:"Se accetti l'incarico sono certo che ci saranno un sacco di volontarie, e di volontari anche."
"Lui accetta." dichiarò Bianca, e prima che Greg potesse obbiettare Banti gli prese la mano e gliela strinse.
"Perfetto. Domani presentati alla sartoria Salemi si sono offerti loro per il costume e devono prenderti le misure." l'uomo guardò entrambi soddisfatto:"Questo sarà un magnifico Natale." disse:"E vedrai che ti divertirai." concluse strizzando l'occhio a Greg e dopo averli salutati tornò in pasticceria.
"Non fare quella faccia. Sappiamo tutti e due che avresti accettato." disse Bianca.
Greg alzò le spalle: "Avrebbero potuto mettere una Mamma Natale, sarebbe stato più originale."
Lei sbuffò:"Piantala, vedrai che ti divertirai."
"Io non so parlare come Babbo Natale." continuò lui.
"Devi soltanto iniziare ogni frase con ho ho ho, come nei film americani."
"Ho ho ho, ma ti avviso, se mi annoio o tu o Toppa prenderete il mio posto."
La luce del sole inondava la camera, letteralmente.
Era abbagliante.
"Abbiamo dimenticato di chiudere le persiane." borbottò Nina infilando la testa sotto il cuscino.
Greg strizzò gli occhi, nel tentativo di mettere a fuoco almeno i contorni della finestra in mezzo a quel chiarore accecante, poi rifletté che era un sogno e che se avesse avuto più di fiducia forse sarebbe riuscito a padroneggiarlo come faceva lei.
Si, concentrò, pensando intensamente alla penombra che scendeva nella stanza, e dopo poco udì il gancio di chiusura delle persiane che scattava.
All'inizio sembrò cadere il buio pesto, poi i suoi occhi si abituarono e vide che Nina aveva ancora la testa sotto il cuscino.
"Puoi uscire di lì. Ho chiuso le persiane." le disse.
Nina riemerse e si strofinò le palpebre: "Da qualche giorno Zietto vuole bere solo dai bicchieri, glielo hai insegnato tu?" chiese a bassa voce.
"Io?" replicò Greg:"E perché avrei dovuto insegnargli a bere dal bicchiere?" anche in penombra vide che lei sorrideva.
"Per trasformarlo in un damerino." fu la risposta.
Greg ridacchiò:"E perché dovrei trasformare il nostro gatto in un damerino?"
'Il nostro gatto immaginario nella nostra vita immaginaria' pensò Greg.
"A volte si fanno le cose senza un motivo, solo per farle." disse lei.
"Si, ma Zietto è già un damerino." precisò lui e Nina cominciò a ridere sommessamente.
"E' vero."mormorò: "Quando l'abbiamo preso aveva un aria così compassata, e tu hai detto che mancava soltanto il monocolo."
Greg sorrise, in effetti era una cosa che avrebbe potuto dire lui:"Mi chiedo come mai ancora non gliene abbiamo procurato uno."
"Glielo prendiamo al suo compleanno." disse Nina appoggiando la fronte alla sua spalla.
Greg le accarezzò i capelli, e fissando le pale del soffitto ricapitolò l'assetto della casa.
Vi erano diversi quadri dipinti da lui, parecchi libri, possedimenti e giocattoli degli animali e, naturalmente, il famigerato albero di Natale, ma nessuna bambola, ora che ci pensava.
La famosa bambola a cui doveva il loro incontro.
Dato che Nina si era riaddormentata si alzò con cautela per compiere una veloce ricognizione, voleva evitare di porre domande che causassero l'intromissione del S.o.s.
Fece il giro con Cal e Zietto alle calcagna e tornò in camera a mani vuote: "Dov'è la bambola?" domandò rimettendosi a letto.
Gli dispiaceva svegliare Nina ma in fondo dormire in sogno era una perdita di tempo:"Dov'è la bambola?" domandò:"E' un po' che non la vedo in giro."
Nina bofonchiò qualcosa e cominciò a sprimacciare il cuscino, anzi no, estrasse qualcosa da sotto il cuscino, Greg accese l'abat jour, e vide una bambolina di pezza con un viso sorridente, lunghi capelli di lana viola decorati con stelline d'argento e la coda verdeblu cangiante.
Doveva imprimersela in testa, in modo da ricordarla anche in stato di veglia, sperando che ricordarsi di una sirena di pezza fosse facile.
"Pensavi l'avessi persa?" chiese Nina.
"No, volevo solo rivederla. Sono in debito con lei."
Nina sorrise: "Mi piace tenerla sotto il cuscino, come facevo da piccola, prima che i miei la facessero sparire." spiegò: "Tu me l'hai riportata." aggiunse con un sorriso.
"E perché l'hanno fatta sparire?" chiese Greg perplesso.
"Forse pensavano che fossi troppo grande o che le ero troppo affezionata. Va a sapere cosa passa per la testa degli adulti."
Nina posò una mano sul suo torace:"Sai che io ho accettato la tua proposta di convivenza
nonostante continuassi a pensare che fosse una follia? E mi perché ci conoscevamo da pochissimo, ma perché ero sicura che vedendoti ogni giorno mi saresti venuto a noia." disse con un sorriso malizioso.
Greg arricciò il naso e coprì la sua mano con la propria:"E cosa ti ha convinto?" domandò, lieto di poter avere delle informazioni.
"Il mio istinto, si è espresso in tuo favore in maniera perentoria." rispose lei.
Greg ridacchiò:"Quindi non ti sono venuto a noia."
Lei scosse la testa:"E' così strano. Non mi da noia neppure dividere il letto." disse.
"Beh, sono lieto di saperlo, mi sarebbe dispiaciuto vederti dormire sul divano." la stuzzicò Greg.
Nina si sollevò su un gomito e appoggiò la testa alla mano:"E perché avrei dovuto dormirci io, sul divano?" chiese.
"Perché saresti stata tu quella infastidita." replicò lui.
Nina socchiuse gli occhi: "Sei fortunato perché sei carino." disse.
"Solo carino?" chiese Greg divertito.
"E' tutto ciò che ti meriti." rispose lei sdraiandosi.
E così si erano incontrati per via di una donna che non aveva ancora individuato e si erano conosciuti grazie alla bambola, e poi, dopo breve tempo lui le aveva proposto la convivenza.
Era una fissazione.
Chissà quanto aveva lasciato passare prima di farle la proposta, di solito ci impiegava almeno sei mesi, odiava perdere tempo, ma con Nina doveva aver battuto un record.
Mentre rimuginava la maniglia scattò e Cal e Zietto entrarono.
E lui aprì gli occhi.
"Sbrigati che Greg è pieno di informazioni oggi." grido Bianca vedendo entrare Toppa.
Lui appoggiò l'ombrello al muro e li raggiunse al tavolo, in quel momento erano da soli nel locale, fuori pioveva a dirotto e le strade erano deserte.
"Che succede?" domandò Toppa buttando il cappotto umido sullo schienale di una sedia.
"Greg si è ricordato il motivo per cui l'ha chiamata Nina." rispose Bianca entusiasta.
Toppa guardò Greg.
"Era il nome della bambola che le ho regalato." spiegò Greg: "Una bambolina di pezza che i suoi hanno fatto sparire."
"Una sirenetta di pezza." precisò Bianca:"La sto cercando su ebay."
"Da piccolo avevo una sirenetta di pezza." rivelò Toppa.
Ne' Greg né Bianca ne furono stupiti.
"Con i capelli viola?" chiese Bianca.
"Si e la coda blu cangiante. Ho fatto il diavolo a quattro per averla." rispose lui.
"E ti ricordi anche il nome? Perché Nina è il nome che le ha dato la moglie immaginaria di Greg." domandò Bianca speranzosa, si era stufata di cercare sul web, a quanto pareva era una bambola sparita senza lasciare traccia.
Toppa esibì un sorriso soddisfatto e sganciò la bomba:"No, ma so dove trovarne una."
"Dove?" chiesero Bianca e Greg all'unisono.
"Nello stesso posto in cui ho trovato le nostre bellissime sedie spaiate che potrai far ridipingere dalla tua amata." rispose lui, gongolante.
"Dal finto antiquario?" domandò Bianca.
"Certo, mica vende solo avanzi di mobili, nel retro c'è di tutto."
Greg si alzò:"Andiamoci subito." disse.
"Ehi ma non è giusto, voglio venire anch'io." protestò Bianca.
"Adesso il locale è vuoto, mettiamo il cartello e andiamoci subito." disse Toppa:" Saremo indietro in meno di mezzora."
"E chi se lo immaginava ci fosse la grotta di Aladino nel retro." esclamò Bianca entusiasta, con una tracolla di macro paillettes gettata sulla spalla.
"L'avrò detto mille volte., ma voi non ascoltate." ribatté Toppa spazientito.
"Smettetela di distrarvi." intervenne Greg: "Dove l'hai vista l'ultima volta?" chiese all'amico.
"Adesso chiedi troppo, ricordo solo che era qui nel retro. Ci conviene chiedere a Santini, il proprietario, nel caso l'abbia venduta." rispose lui, e dato che lo conosceva meglio degli altri se ne incaricò.
"Siete fortunati." dichiarò il proprietario raggiungendoli al seguito di Toppa e recuperando da un anfratto il proprio zaino: "Volevo regalarla a mia nipote ma si è comportata male e allora me la sono tenuta." spiegò estraendo un sacchetto di cotone verde che porse a Toppa il quale, a sua volta, lo consegnò a Greg: "A te l'onore." disse.
Greg aprì il sacchetto e con cautela tirò fuori la bambola, era più piccola di quanto si aspettasse e anche più bella, almeno rispetto al ricordo che ne aveva dal sogno.
"E' tenuta bene." osservò.
"Purtroppo manca la scatola." disse Santini.
"La scatola non mi interessa." replicò Greg: "A quanto la vende?"
"La settimana scorsa l'ho vista a quarantacinque euro." disse Toppa.
Santini annuì:"Venti per voi." replicò.
Dopotutto erano ottimi clienti, quasi tutta la caffetteria era stata arredata con pezzi comprati da lui, garantendogli un'ottima pubblicità.
Greg rimise la bambola nel sacchetto di cotone e lo seguì in cassa: "Posso incartarla come un regalo." si offrì Santini.
"Grazie, ma sono ancora incerto sulla destinazione." rispose Greg infilandola nella tasca del giaccone."
"E adesso?" domandò Bianca mentre tornavano al locale: "Forse potremmo battere tutti i negozi della città.
"Potremmo?" chiese Toppa inarcando un sopracciglio.
Bianca sbuffò:"O di questo lato della città, se abbiamo dei clienti in comune deve essere da queste parti."
Greg ridacchiò: "Bianca si è trasformata in Sherlock Holmes." disse.
Lei sorrise:"Ci sparpagliamo e la prima che trova una donna che corrisponde alla descrizione avvisa gli altri."
"E' un' opzione." replicò Greg:"Ma preferisco aspettare ancora qualche giorno, anzi qualche notte, trovare la bambola è stato un grosso passo avanti e voglio vedere se si riflette nei sogni."
Il sogno era iniziato come una vecchia pellicola scolorita e con una musichetta veloce e briosa in sottofondo.
Un uomo alto e rosso di capelli e la bambina che teneva per mano, con i codini e un cappotto rosso, sostavano sotto i portici, davanti ad un grosso mosaico, di cui Greg poté solo intuire la raffigurazione, l'uomo si chinò per parlare alla bambina, che annuì, dopodiché entrarono nel negozio di fianco al mosaico.
Un negozio di giocattoli.
Greg entrò al loro seguito, una volta dentro i colori si fecero vividi e la musichetta si affievolì lasciando il posto ai dialoghi.
L'uomo stava chiedendo al commesso dove potesse trovare la bambola Ondina, e questi indicò una parete carica di scatole turchesi e viola con una grossa scritta in stampatello arancione, era illeggibile ma Greg era ragionevolmente certo si trattasse del nome della bambola.
La bambina rimase ipnotizzata davanti a quelle scatole tutte identiche, parlando con sé stessa o forse con le bambole, Greg la sentiva bisbigliare mentre l'uomo stava in disparte ad aspettare.
Finalmente, dopo un lungo dibattito solitario, indicò quella che voleva, l'uomo la prese insieme a due flaconcini di bolle di sapone e mentre passavano di fianco a Greg la bambina alzò il capo, senza incrociare il suo, lui poté vederla bene, le mancava un dente davanti e la frangia, tagliata in maniera irregolare, sfuggiva alla molletta.
Sapeva che si trattava di Nina, a meno che il suo inconscio, o l'universo, fossero in vena di scherzi, ma fu lo stesso stupito, e anche commosso, nel riconoscerla.
Era cresciuta conservando la bambina interiore.
"Mia nipote è innamorata delle sirene." disse l'uomo al commesso: "Finalmente hanno fatto una bambola. Non capisco da dove le arrivi questo amore visto che in acqua si limita a galleggiare."
'Perché le sirene respirano sott'acqua.' pensò Greg controllando come Nina avesse preso l'affermazione dello zio, ma lei era immersa nella contemplazione della sua bambola.
"Questa è proprio la coda che vorrei avere io." disse la bambina appoggiando la guancia sul lato trasparente della scatola.
E lì Greg si concesse di intervenire:"Ti piacerebbe essere una sirena?" le domandò.
Lei annuì e alzò il viso per guardare il suo interlocutore.
E lo riconobbe.
E il sogno si dissolse.
E Greg si risvegliò, avvertì una presenza al suo fianco, ma non si trattava di Nina, bensì di Zietto e Calamaio che lo fissavano.
Si passò una mano sul viso e si mise seduto.
"Dov'è la vostra amica?" chiese.
In risposta Cal lo baciò sulla fronte mentre Zietto si sdraiò sul cuscino.
Greg gli accarezzò il muso e si alzò, lasciandolo libero di prendere il suo posto.
Sala e cucina erano vuote, ma c'era ancora una stanza inesplorata.
La porta del bagno era in fondo al corridoio, e Greg era consapevole che si trattava di una recente acquisizione, nei sogni precedenti era assente, perché inutile.
Bussò con delicatezza e subito venne invitato ad entrare.
Illuminata da una dolce luce rosata Nina era sdraiata nella vasca ovale, con il capo appoggiato al bordo e una lunga coda di pesce che usciva dall'altro lato, una magnifica coda blu con riflessi turchesi e Greg ne rimase abbagliato ma non stupito.
"Ti hanno svegliato loro?" domandò Nina.
"No, ho fatto uno strano sogno." rispose Greg, ipnotizzato dalla coda così come la bambina Nina era rimasta ipnotizzata dalle bambole.
Si riscosse e fece per sedersi sul bordo, poi pensò che se Nina aveva scelto quel momento per fare il bagno forse voleva rimanere sola.
Stava per congedarsi quando lei lo raggelò:"Non mi chiami mai per nome. Mi chiami sempre amore." disse: "E' perché non lo sai, vero?"
Greg la fissò, mentire era fuori discussione, sarebbe stato smascherato subito, era certo invece che sarebbe partito l' S.O.S, ma a quanto pareva si sbagliava.
Vide la coda trasformarsi, le squame che si ritiravano le gambe che si delineavano, un processo affascinante se avesse potuto seguirlo con calma, e Nina si alzò e prese l'accappatoio posato su uno sgabello a fianco della vasca.
"Neppure io so il tuo." continuò lei: "Ci ho pensato e ripensato, ma credo di non averlo mai saputo."
Ecco che, inaspettatamente, era arrivato il momento della svolta, ora forse la vicenda poteva procedere in maniera lineare.
Sollevato Greg sorrise:"Allora è il caso che mi presenti, il mio nome è.."
"E' intollerabile!" esclamò Bianca contrariata, Milord, sdraiato sulla sua panca, alzò il capo e anche un paio di avventori si girarono incuriositi.
Greg gli sorrise quelli ricambiarono e tornarono alle loro occupazioni.
"E adesso?" continuò Bianca con voce più bassa: "Dobbiamo aspettare fino a stanotte? Perché non vai a fare un riposino?, tanto tra poco arriva Toppa."
Lui scoppiò a ridere:"Primo dubito di riuscire ad addormentarmi, secondo, ormai è chiaro che forzare le cose è inutile.
"E se smetti di sognarla?" chiese Bianca facendo gli scongiuri.
Greg ci aveva pensato, ma l'ultimo sviluppo l'aveva reso fiducioso.
In fondo aveva trovato la bambola e l'S.o.s era rimasto in silenzio.
Il fatto di essersi svegliato forse era perché non tutto poteva accadere in sogno.
Bianca sospirò: "Questa poteva essere la volta buona." disse dispiaciuta.
"Ti prego, modera l'ottimismo." replicò lui sardonico.
"Cosa fai ancora qui?" lo apostrofò Toppa sbucando dalla cucina e avvicinandosi a grandi passi a Milord, sedette sula panca e cominciò a foraggiarlo di biscottini.
Greg lo guardò perplesso.
"Devi andare a provare il costume."
Ah già, il costume da Babbo Natale, il suo era un costume tradizionale solo nel colore e nella bordatura bianca, per il resto doveva calzargli come una divisa, doveva essere un Babbo Natale con sex appeal.
Greg scattò in piedi:"L'avevo scordato."
Afferrò il cappotto e si precipitò fuori, sotto il nevischio che aveva appena cominciato a scendere.
*******************
Stavolta era da solo, nella casa.
L'albero di Natale inclinato sulla poltrona era sparito, e così pure la porta del bagno.
Gli animali dovevano essere con lei.
"E' successo qualcosa." disse Chiara accomodandosi di fronte a lui.
Era tornata prima perché, insomma... era successo qualcosa.
Lei e Greg si erano sentiti ogni sera, o quasi, ma già pochi giorni dopo la sua partenza le telefonate di lui, seppur relativamente puntuali, avevano cominciato a suonare come un' occorrenza di cui si fosse ricordato all'ultimo momento.
E anche se poi la conversazione avveniva normalmente e con toni affettuosi, lei aveva avvertito delle stonature e si era preoccupata, perché prima della partenza aveva avuto la sensazione che fossero in procinto di compiere un passo avanti nella loro relazione, un passo importante, e già alla seconda o terza telefonata la sensazione si era dissolta.
E ora, seduta di fronte a lui, constatò che un cambiamento era avvenuto.
Il locale era chiuso e Chiara sapeva che a turno si fermavano per pulire e sistemare, e la fortuna le aveva arriso quando vi aveva trovato Greg; il locale era territorio neutro e preferiva parlargli lì; piombargli in casa all'improvviso per parlare della loro relazione avrebbe avuto il carattere di una trappola, senza contare la sotterranea, e strisciante, paura, di trovarlo in compagnia.
Greg non le aveva mai dato motivo di sospettare che fosse quel tipo di uomo, ma lo era comunque, un uomo.
"Cos'è successo?" domandò lui, tranquillo.
Forse l'aveva preso troppo di sorpresa perché si mostrasse a disagio, o in colpa.
O forse era solo inutilmente sospettosa.
Tirò un respiro profondo:"Tra noi, è successo qualcosa tra noi." rispose.
"Quando?" fu la replica.
Lei aggrottò la fronte, stava facendo il finto tonto?, perché, in tal caso, era bravo.
"Mentre ero via." disse.
"Ti ascolto."
Greg sembrava sereno; bello come al solito, con quell'aria da ragazzino impudente, ma sereno. E sincero.
Chiara aveva taciuto di essere tornata prima per causa sua, perché anche quella sarebbe sembrata una trappola, e in generale era una cattiva idea.
Inoltre odiava pensare a sé stessa come di una che tendeva trappole, o come una persona ansiosa.
E adesso cosa poteva rispondere? Che sentiva che si era allontanato? Che le era parso distratto? E come fare senza apparire petulante o melodrammatica?
Era successo qualcosa tra di loro mentre lei era via; Greg chiuse gli occhi per qualche istante, che anche Chiara avesse fatto dei sogni rivelatori? O era solo intuitiva?
Scrutò il suo bel viso: era una donna attraente con zigomi alti e occhi e capelli chiari, capelli che si era schiarita per accentuare il suo aspetto nordico.
Era intelligente, bella e simpatica, ma faticava ad immaginarsela 'ideare' una sedia prospettica, o prendere appuntamenti per dipingere con un cane.
"E' successo qualcosa." ripeté sperando che Chiara aggiungesse dettagli di sua iniziativa.
Lei si appoggiò allo schienale della sedia rimuginò per qualche istante e poi disse:"E' successo che tu sei cambiato."
Aveva imparato che con gli uomini i giri di parole erano inutili: "L'ho sentito dal tuo tono di voce, e lo vedo adesso dal tuo viso, e dal resto." spiegò indicando la camicia lilla con ghirigori bordeaux che Greg aveva riesumato.
Quando l'aveva indossata, aveva pensato a Nina, una donna che poteva essere solo un parto della sua fantasia.
Se lo ripeteva spesso, perché, anche se non ci credeva, era meglio tenerlo a mente.
E anche girando per il proprio appartamento, che aveva una bella vista sia sul lago che sulla caffetteria, aveva pensato che a Nina sarebbe piaciuto, così come la cascata che aveva dipinto sulla parete di fronte alla finestra e lo squarcio di cielo sul soffitto.
"Greg?" lo chiamò Chiara riportandolo al presente.
Lui si riscosse:"Scusami."
Era una bella donna Chiara. E intelligente. E divertente.
Ma Toppa e Bianca avevano ragione, le mancava quel pizzico di eccentricità che secondo loro era indispensabile alla durata di una sua relazione.
Ora doveva solo decidere se era disposto a buttare via un rapporto che aveva funzionato al punto di fargli considerare una convivenza in favore di...
Già, di cosa?
La neve cominciò a scendere a grandi fiocchi, distraendolo.
Greg sorrise e scosse la testa.
Forse era impazzito o forse, per una volta, aveva ben chiara la sua capacità sentimentale.
"Ci stiamo lasciando, vero?" domandò Chiara all'improvviso.
"Credo sarebbe più saggio." rispose lui sollevato.
Chiara rimase immobile per un lungo momento in cui gli occhi le si inumidirono, ma mantenne un controllo magistrale.
"Perché?" chiese.
"Perché ci manca un fattore fondamentale." replicò Greg.
"E cioè?"
"La libertà di essere chi siamo."
Lei lo fissò ammutolita, poi abbassò lo sguardo dal viso alla camicia: "Ti stai riferendo a te stesso, vero?." domandò con la voce che le tremava, seppur in maniera impercettibile: "Io sono sempre stata me stessa."
Greg annuì:"Si, parlo per me." ammise.
"In che modo non ti sentivi libero di essere te stesso? Io ho sempre..."
Greg la interruppe subito:"E' colpa mia. Tendo ad accantonare lati di me che possono rivelarsi scomodi e creare conflitti."
Chiara soppesò le sue parole per qualche minuto, pensava fosse sincero, ma era anche convinta che ci fosse di più.
"C'è un' altra, vero?"
Lui inarcò un sopracciglio:"Cosa te lo fa pensare?"
"Gli uomini lasciano una donna solo se ne hanno già un'altra." dichiarò lei secca: "Ho ragione, vero?"
Greg avrebbe potuto negare, dopotutto era innocente, ma decise di essere sincero.
"In un certo senso si." disse.
"Come in un certo senso? Mica sarà Toppa?"
Lui scoppiò a ridere:"No, e neppure Bianca. E' una donna che ho incontrato... in sogno."
Chiara lo guardò interdetta"In sogno?"
"Si, in sogno."
Greg le raccontò brevemente l'accaduto, e anche di come avessero trovato la bambola, supponendo che alla fine Chiara sarebbe stata ben felice di aver schivato un proiettile, e invece, lei aveva di nuovo gli occhi lucidi.
"Magari è qualcuna che conosci e di cui ti sei dimenticato?" disse con un filo di voce.
"Potrebbe essere, ma ne dubito." replicò lui.
"Mi piacerebbe vedere la bambola." azzardò Chiara e Greg la estrasse dalla tasca giaccone, posato accanto a lui
"Come l'hai trovata?" domandò e dopo il suo racconto, mentre la studiava, aggiunse
"La porti sempre con te?.
Greg abbozzò un sorriso:"Preferisco essere pronto."
"Erano sogni dettagliati se addirittura sai con cosa giocava da piccola." disse lei
"Pare che sia grazie alla bambola se ci siamo conosciuti." spiegò Greg pensando a quanto fosse surreale avere quella conversazione con Chiara, o forse invece no.
"E come?" domandò lei.
Greg alzò le spalle:"Non mi è dato di saperlo. Troppo facile."
Chiara posò la bambola sul tavolo: "Che tipo è lei? Come si chiama?" domandò.
"Non so neanche questo. Per comodità io la chiamo con il nome che lei ha dato alla bambola, Nina."
Greg si alzò e verso un paio di succhi in due grossi bicchieri.
Magari sarebbe stata più appropriata una birra, ma non aveano la licenza per gli alcolici.
"E fisicamente com'è?" domandò Chiara quando fu tornato al tavolo: "E' carina?"
Greg bevve un sorso di limonata, chiedendosi se Chiara volesse sapere quanto Nina fosse diversa da lei o se si trattasse di mera curiosità.
"Ha un bel viso, capelli castani e lunghi e veste con un' accozzaglia di colori." rispose, avrebbe voluto dettagli più precisi?
Chiara giocava con il suo bicchiere facendo ondeggiare il succo di mela.
"All'inizio ho pensato che il tuo fosse un modo.. stravagante per lasciarmi." disse: "Sono stati i tuoi occhi a farmi cambiare idea. "
"I miei occhi?" domandò Greg stupito.
Aveva occhi grandi con ciglia folte e iridi nocciola con venature verdi, belli, ma gli stessi di sempre.
"Si. Hanno quasi cambiato colore, dovresti farci caso." frugò nella borsa e pescò una trousse da cui estrasse uno specchietto:"Guarda."
E Greg guardò, e vide i soliti occhi, tranne che per le iridi, il nocciola era stato pervaso dal verde.
"Non l'avevo notato." disse restituendole lo specchio.
Nessun' altro l'aveva notato, in realtà.
"Chiunque sia questa donna." esordì Chiara: "Anzi qualunque cosa sia, una visione, un desiderio, un'allucinazione o una donna che stai per incontrare, ne sei innamorato." concluse.
Greg vide i suoi occhi inumidirsi, ma lei riprese subito il controllo:"Cosa farai ora? Ti metti alla ricerca." gli chiese.
Lui beve un altro sorso.
"Ci ho pensato ma temo sarebbe inutile." rispose.
"Perché credi sia lontana da qui?"
"No, credo che sia qui in città, o nei dintorni, ma se devo basarmi sui sogni, c'è poco spazio per l'iniziativa personale." spiegò raccontandole dell' S.o.s.
"Perciò devi aspettare che si creino le circostanze giuste." commentò Chiara: "Come la mia partenza."
Già, come la sua partenza, che, insieme alla decisione di Greg di proporle la convivenza al suo ritorno, aveva dato il via al primo sogno
Questo Chiara lo ignorava, ma Greg ci avrebbe scommesso che lei lo avesse almeno intuito.
"Sempre che esista." mormorò.
E dopotutto, avrebbe anche potuto fare una scappata al negozio di giocattoli, doveva solo individuare il mosaico intravisto in sogno.
"Abbiamo anche un cane e un gatto." disse all'improvviso, sentendosi in colpa per averli dimenticati.
Poi scosse la testa, stava ammattendo.
Chiara lo scrutò, e dopo una breve esitazione disse:"E bambini?"
Bambini.
"Niente bambini." rispose lui, dato che non erano mai apparsi in sogno, o in conversazione, poteva ragionevolmente supporre che ne' lui ne' Nina ne desiderassero.
Si domandò se Chiara invece si, era un argomento mai affrontato.
Nel suo caso perché privo di interesse, e per quanto riguardava Chiara, forse aveva evitato di sollevarlo proprio perché intuiva la sua indifferenza.
Toppa e Bianca avevano ragione, quella sarebbe stata una altra convivenza destinata a finire in fretta.
"Lo sapevo fin dall'inizio." disse lei smettendo di giocare col bicchiere e decidendosi a bere un sorso..
Greg la guardò in silenzio, in attesa che continuasse.
"Era troppo bello per essere vero." concluse lei: "Era tutto troppo bello."
A disagio Greg si astenne dal commentare che se non poteva essere vero, era impossibile che fosse troppo bello.
Chiara si alzò: "E' meglio che vada, preferisco piangere a casa mia." disse schietta, facendogli segno di rimanere seduto:"Ah! Venendo qui ho incontrato la signora Corti, mi ha detto che sarai il Babbo Natale 'galante'."
"La signora Corti?" chiese Greg perplesso, cercando di inquadrarla.
"Clelia
Corti, la padrona della bigiotteria." spiegò lei, ma lo sguardo
di Greg rimase vacuo, perciò aggiunse:"E di Brillo, cioè
Milord."
Greg sgranò gli occhi:"E' una donna!?"
gridò, quasi.
Chiara scosse la testa, aprì la porta ed uscì.
Greg si alzò per chiudere: cioè l'uomo che passava tutti i giorni a prendere il caffè e che aveva incontrato in strada nel cuore della notte era una donna?
Ripercorse mentalmente le loro scarne interazioni in cerca di indizi chiarificatori, o di eventuali gaffe da parte sua, ma i loro scambi erano sempre stati troppo brevi per creare il terreno fertile per una gaffe.
Lui, lei, andava lì solo per leggere o al massimo per recuperare Milord, quando si attardava.
"No." fu la risposta di Toppa quando gli chiese se avesse mai sospettato che il padrone di Milord fosse una donna:
"Secondo me lo fa apposta a vestire in modo che non si capisca." disse Bianca.
E ora che ci pensava Greg si accorse che ignoravano tutto di lei, eppure erano vicini di negozio da quasi tre anni.
"E così Chiara sapeva che era troppo bello per essere vero." lo stuzzicò Toppa, poco interessato alla signora Corti.
"Vuoi sentirti dire che avevi ragione?" bofonchiò Greg irritato:"Beh, avevi ragione."
Bianca si schiarì la gola e lui roteò gli occhi: "Avevate ragione." si corresse: "E ora cosa devo fare?Visto che voi sapete tutto."
Toppa lo guardò stupito:"Credevo confidassi che la cosa si risolvesse da sé."
Era vero, adesso però in Greg era sorto il dubbio di stare perdendo l'attimo e che forse doveva essere lui a mettere in moto gli eventi.
Ma come? Andare alla ricerca del negozio di giocattoli poteva essere una buona idea, dopotutto.
"Vengo anch'io, stavolta rimane Toppa a guardia del forte." dichiarò Bianca.
"Tu sai dove si trova il mosaico?" le chiese Toppa con tono malizioso.
Dei tre lui era l'unico nato lì.
"Certo
che si:" mentì Bianca, pur sapendo che il suo era un bluff
facile da scoprire: "Quando ci vuoi andare?" chiese a Greg,
per evitare altre domande inopportune.
"Anche subito."
rispose lui.
"Tra poco sarà ora di punta." obiettò Toppa.
Era vero, e infine stabilirono di andarci il giorno seguente, verso l'ora di pranzo, quando potevano permettersi di chiudere un paio d'ore.
Bianca, intanto, ne approfittò per reperire notizie sul mosaico per dimostrare a Toppa che ne sapeva quanto lui.
"E' strano." disse Greg a Toppa mentre chiudevano il locale..
"Cosa?" domandò questi osservando il putiferio di luci natalizie che illuminavano la via.
Natale si avvicinava ed era impossibile impedirlo.
Lui amava il Natale, ma l'avrebbe amato di più se avesse potuto viverlo a distanza, perché in mezzo alla gente era snervante.
"Ho lasciato Chiara a causa di una donna conosciuta in sogno, una donna che potrebbe essere solo il parto della mia fantasia o irraggiungibile, eppure mi sembra sensato."
Toppa sbuffò una risatina:"E' ovvio che ti sembri sensato, sei tu."
"Sono io?" ripeté Greg pur intuendo dove volesse arrivare.
"Certo, tu sei tu." continuò Toppa:"Ci conosciamo da quasi cento anni ormai, e non ho mai fatto mistero di trovarti un po'..bislacco, non saremmo amici altrimenti. I sogni per te sono l'unico modo di trovare la donna giusta. L'anima gemella." concluse con tono canzonatorio.
"Allora dovrebbero anche aiutarmi a trovarla." disse Greg.
L'amico si fermò, le mani infilate nelle tasche agitavano le falde del cappotto.
"Ascolta, hai appena chiuso una relazione che stava per trasformarsi in una convivenza. Devi lasciare che la notizia giunga al tuo inconscio. Poi vedrai che ti arriverà qualche dritta. Ne sono sicuro. Non ti metto la mano sulla spalla solo perché ho scordato i guanti e ho le dita congelate."
Greg sorrise, Toppa aveva a cuore la faccenda quasi quanto lui.
"Quando cominci la tua corvè babbonatalizia?" domandò Toppa.
"Domenica sera."
"Allora ti consiglio di tenere gli occhi aperti."
"Credi che potrei trovarla lì?"
"C'era un albero di Natale in sogno no? Dubito fosse lì per caso."
Nina era seduta al di là di una vetrina, aveva un libro tra le mani che continuava a far girare come per trovare il verso giusto.
Indossava un maglione blu china con un cuore rosso al centro, le bande laterali dei capelli erano raccolte in due treccine, aveva occhiali da vista con montatura ocra e rossetto bordeaux.
E Greg era consapevole che in quel sogno erano due sconosciuti.
Appoggiò una mano alla vetrina e poi bussò.
Era il suo sogno e aveva deciso di fare come voleva.
Il suo bussare, però, fu vano.
Allora raggiunse l'entrata, stava per spingere la porta quando l'S.O.S. si rifece vivo nelle vesti di un ragazzino che giocava sul marciapiedi con un megafono giocattolo e gridava a pieni polmoni:"ACCESSO NON CONSENTITO!"
Frustrato Greg si girò di scatto: "Perché?" ruggì.
"DOMANDA NON PERTINENTE!" gridò il ragazzino puntando il megafono verso di lui.
"A che serve questo sogno se non posso parlarle?" chiese allora Greg, più a se stesso che all'S.o.s.
Si voltò e vide che Nina aveva compagnia, qualcuno si era seduto con lei, e anche se era di spalle Greg lo riconobbe subito.
Cosa ci faceva Toppa nel suo sogno?
Tentò di nuovo di spingere la porta, anche qui invano.
"INTERFERENZA NEUTRALIZZATA INTERFERENZA NEURALIZZATA" riprese il ragazzino.
Esasperato Greg afferrò il megafono e sollevò di peso il piccolo urlatore, che ammutolito lo fissava esterrefatto
Poi aprì gli occhi.
Come indicato dal web il negozio di giocattoli era stato sostituito da una lavanderia a gettoni e il profumo di ammorbidente si diffondeva per l'intera via.
E a parte il mosaico, raffigurante la riva del lago prima che venisse costruita la passeggiata, intorno vi erano solo una sartoria ed un tatuatore perché da lì la città sfumava in una fila di abitazioni.
Consapevole che se pure il negozio fosse stato ancora aperto difficilmente avrebbe avuto lo stesso proprietario, e che in ogni caso era quasi impossibile che si ricordasse di una vendita così remota, Greg aveva però sperato di avere un'ispirazione, un indizio su come muoversi.
"Sono quasi certo di aver incontrato la tua futura moglie, stanotte." disse Toppa all'improvviso.
"Lo so." rispose Greg, fino a quel momento aveva evitato di menzionarlo perché, beh cominciava ad essere confuso, ed anche un po' scoraggiato.
Se ne avesse avuto voglia avrebbe sollevato la questione in caffetteria, con calma, ma Toppa l'aveva preceduto.
"Lo sai?" chiesero lui e Bianca all'unisono, evidentemente lei era già stata informata.
"Si, io vi guardavo dalla vetrina." spiegò Greg.
"Ho sentito un po' di trambusto, ma quando mi sono girato non c'era nessuno." disse Toppa: "Dovevo immaginare che fossi tu. Sarei uscito a cercarti."
"Vorrei sapere perché l'unica ad essere esclusa sono io." borbottò Bianca:"Quando invece avrebbe più senso che fossi io a parlare di te con lei, da donna a donna." continuò.
A Toppa sfuggì una risatina.
Greg sbuffò: "Era lucida?" domandò.
Lui scrollò le spalle: "Io no. Mi sono reso conto di essere in un sogno solo quando ho sentito il trambusto."
"E allora come hai fatto a riconoscerla?" chiese Bianca.
"Nel
sogno la conoscevo e mi sono seduto con lei."
"E poi?"
lo esortò Greg.
"Lei mi ha mostrato il libro che stava guardando, e che era stampato alla rovescia."
"E che libro era?"
"Ricordo solo che era un libro illustrato, sembravano disegni a carboncino."
Prima che Greg potesse chiedergli se rammentasse il soggetto del libro, Bianca, che stava seguendo un diversa linea di pensieri, chiese: "Era stata lei a tirare fuori la questione dei nomi, vero?"
Greg
annuì:"Pensavo sarebbe intervenuto l' S.o.s. invece mi sono
solo svegliato."
"Stavo pensando che forse l' S.o.s non
era il tuo sistema di controllo, ma il suo." continuò Bianca:
"E che forse lei, con la sua domanda sui nomi ha provocato uno
spostamento di frequenza. L' S.o.s. ti aveva avvertito di questa
possibilità, no?"
"Quindi adesso Nina sarebbe su una
frequenza che prendo io." aggiunse Toppa.
"Però io ero presente nel sogno." obiettò Greg.
"Come interferenza, a giudicare dal ragazzino col megafono." sottolineò Bianca.
Già.
"Perciò, in casa, nell'unico momento in cui era lucida ha creato uno spostamento di frequenza." borbottò Greg.
Toppa sogghignò:"Se questa non è la donna per te, allora non esiste." commentò.
Greg fece una smorfia, ma la pensava come lui.
"Sballottarlo su e giù è stata la tua unica interazione diretta con l'S.o.s., vero?" chiese Bianca.
Greg si appoggiò allo schienale della sedia:"Si, e mi sarebbe piaciuto rompergli il megafono." dichiarò.
Bianca ridacchiò:"Allora se ti capita di tornare nella casa puoi provare a cambiare la frequenza usando l'apparecchio. Se è ancora lì."
"Ma è un'ottima idea!" esclamò Toppa sorpreso.
"La tua reazione è proprio lusinghiera." ribatté Bianca piccata e Toppa le mandò un bacio con la mano.
Greg era poco ottimista sulla possibilità di risvegliarsi nella casa e poter armeggiare con il dispositivo, richiedeva una buona capacità di influenzare il subconscio, o l'inconscio, o quello che era, capacità che riteneva di non possedere.
In più adesso era anche irritato.
"Magari è sufficiente che tu lo chieda a te stesso prima di dormire." suggerì Bianca quasi gli avesse letto nel pensiero"O potresti ripeterti che vuoi tornare nella casa."
Greg annuì, ci avrebbe provato, anche se temeva di essere troppo scoraggiato.
Prima doveva rilassarsi e magari smettere di pensarci per un po', e il Natale capitava a proposito.
Il suo costume ormai era pronto.
Bianca squadrò Greg da capo a piedi con aria soddisfatta, e soddisfatte erano anche le sarte.
"Sei pronto per Vogue Natale." dichiarò Bianca.
Il costume era morbido ma riusciva lo stesso ad evidenziare la sua corporatura, dal cappello sfuggivano delle ciocche scure e la barba finta era simile a zucchero filato punteggiato di glitter color fumo.
"L'anno prossimo vorranno farti fare il calendario." disse una delle sarte e Bianca scoppiò a ridere, Greg invece, conoscendo Banti, la trovò un'ipotesi realistica e preoccupante.
Quando aprì gli occhi sul divano della casa matrimoniale provò un senso di sollievo.
I suggerimenti di Bianca avevano funzionato.
Si mise seduto e si guardò intorno, l'albero di Natale era sparito, la sedia prospettica era in un angolo e in sottofondo udiva il gracchiare del dispositivo del''S.O.S.
Nessuna traccia di Nina o degli animali.
Nell'ultimo brevissimo sogno la sedia era assente o fuori dal suo campo visivo, perciò poteva darsi che la sua presenza fosse un invito.
Si alzò, e si avvicinò alla sedia, e attratto dalla luce rosa del cielo sbirciò dalla finestra .
Difficile capire se fosse l'alba o il crepuscolo.
Ad ogni modo.
Si voltò, sedette sulla sedia prospettica e si ritrovò nel negativo di una pellicola, e il dispositivo passò dal gracchio ad un fruscio vellutato.
Greg strinse le mani sulle ginocchia ed inspirò profondamente, doveva mantenere la calma.
Poco dopo udì un ticchettio familiare e dal corridoio sbucò Cal, che perlustrò la stanza, si fermò davanti a lui annusando, disorientato, si allontanò, tornando in corridoio e poi di nuovo in sala e davanti a lui.
Greg si azzardò a muovere una mano e constatò che muoversi all'interno di un negativo equivaleva al muoversi dentro una cappa di umidità: l'aria era densa e pesante.
Cal non reagì.
Due frequenze diverse erano troppo anche per i sensi sviluppati degli animali.
Quindi fu la volta di Zietto che balzò sullo schienale del divano scrutando l'ambiente, Greg fece un tentativo anche lui, ma invano.
Attese ancora, sperando che Nina facesse la sua comparsa, era dispiaciuto per la frequenza diversa, ma almeno l'avrebbe rivista e lo confortava l'idea che gli animali fossero con lei.
E invece no, erano lì da soli.
Innervosito si alzò e i colori tornarono.
Si avvicino al dispositivo tornato a gracchiare e cercò d cambiare canale, la freccia che indicava le frequenze, rappresentate da simboli illeggibili, era bloccata.
"Frequenza disabilitata." disse la solita voce.
"Perché?" sbottò Greg esasperato: "Perché ?"
"Frequenza disabilitata." ripeté la voce e dopo una scarica aggiunse:"Una sorgente ha cessato la ricezione."
Una sorgente aveva cessato la ricezione, cioè aveva spento la radio.
"Perché ha cessato la ricezione?" domandò.
Dunque l'S.O.S. aveva delle informazioni.
"La trasmissione è terminata." fu la risposta.
"E perché la trasmissione è terminata?" chiese ancora Greg, ormai ad un passo dal gettare il dispositivo sul pavimento.
"Improvviso cambio di frequenza."fu la laconica risposta.
Sollevando la questione dei nomi, Nina aveva determinato uno spostamento di frequenza.
Uno spostamento definitivo, a quanto pareva.
"Dove sono Cal e Zietto?"domandò.
"Sono nella frequenza fantasma." rispose l'S.o.s.
E Greg aprì gli occhi.
"E così sarebbero in una specie di limbo." disse Toppa mentre aggiustava il berretto di Babbo Natale sulla testa di Greg.
Era la sua prima sera da Babbo Natale e, in compagnia di Bianca, Milord lo stava aspettando fuori dal locale, con un campanello dorato intorno al collo e la coda simile ad un tergicristallo.
Il suo pensiero tornò a Cal e Zietto.
Il fatto che si trovassero da soli in una frequenza fantasma probabilmente significava che nella vita reale erano da qualche parte, in attesa di essere scelti, e che magari stessero aspettando proprio loro, e questo lo metteva in ansia.
Milord fece strada, conducendoli spavaldo fino alla piazza, davanti alla poltrona rossa e dorata destinata a Greg;
era sistemata su una pedana anch'essa dorata, per farlo sembrare più solenne e vi era una passatoia rossa per ospitare la fila.
L'albero era sfolgorante e una slitta color bronz, era parcheggiata poco dietro la poltrona, sul sedile una sacco rosso e alcuni berretti da elfo.
Avevano fatto le cose in grande.
"Ci credono davvero." commentò Toppa.
L'idea era lanciare e consolidare un evento che avrebbe potuto trasformarsi in tradizione per attirare gente dai paesi limitrofi e divertire i cittadini che passavano le vacanze invernali nelle seconde case.
Milord corse verso la sua padrona, che stava chiacchierando con Banti, quando videro Greg entrambi si illuminarono e gli andarono incontro.
"Anche meglio di quanto pensassi." commentò Banti dandogli una pacca sulla spalla, quindi salutò Toppa e Bianca.
"Manca la borsa per le lettere." disse Clelia porgendogli una tracolla nera in finta pelle, Greg la prese.
"Ora siedi e facciamo la foto ufficiale." continuò l'uomo accompagnando Greg alla poltrona, Milord li seguì e sedette composto su uno dei gradini della pedana, la sua padrona lo richiamò, invano, allora Toppa, colto da ispirazione, prese uno dei berretti da elfo e lo posò sulla testa del cane.
"Perfetto!" gongolò Banti e cominciò a scattare una serie di foto col suo telefono:"Una diventerà la nuova locandina per il comune e i negozi, le altre finiranno sul sito." spiegò.
Toppa prese Bianca sottobraccio e sospirando rumorosamente disse: "Il nostro ragazzo sta diventando una celebrità. Sapevo che prima o poi ci avrebbe resi fieri di lui."
"Non stupirti quando la tua lettera tornerà indietro." disse Greg.
La coda di Milord inizio a battere con entusiasmo sul gradino in legno e Greg si voltò e vide un bambino di sette o otto anni in piedi sulla passatoia, dietro di lui vi era una donna bionda avvolta in un cappotto bianco.
Greg tirò un respiro e sorrise al bambino facendogli cenno di avvicinarsi, e lui venne avanti, sospettoso.
"Puoi far nevicare?" domandò brusco, spostando lo sguardo da lui a Milord e viceversa.
"E' questo che vorresti per Natale?" replicò Greg.
"No no." si affrettò a rispondere il ragazzino, infilò una mano in tasca e ne estrasse una busta spiegazzata, stava per dargliela ma si bloccò:"Sei un po' troppo magro per essere Babbo Natale..
"Marco, cosa ti avevo detto?" lo riprese la madre.
Greg le sorrise facendole cenno di lasciar correre
"Sono sempre magro prima delle feste:" spiegò: "Altrimenti le renne si rifiutano di muoversi."
Il bambino arricciò il naso: "Lui è il tuo aiutante?" chiese indicando Milord.
"Si, simpatico vero?"
Il piccolo alzò le spalle:"Anche il Grinch ha un cane." osservò.
Greg udì in sottofondo l'inconfondibile risata di Toppa.
Si tolse un guanto e porse la mano al bambino:"Prova a strofinare la pelle e vedrai che non diventa verde."
Il bambino eseguì, esaminò le proprie dita guantate e infine decise di consegnargli la lettera.
Toppa, con un cappello da elfo che ben si adattava al suo cappotto verde a quadretti, sbucò da dietro con in mano il sacco che giaceva sulla slitta, e da cui penzolava la scritta 'Dolci offerti da Babbo Natale in collaborazione con la pasticceria Banti' e gli regalò un bastoncino di zucchero.
Il ragazzino gli elargì lo stesso sguardo sospettoso riservato a Greg ma lo prese e incalzato dalla madre, salutò, allontanandosi si voltò un paio di volte,
per controllare il destino della propria lettera, suppose Greg, infilandola con gesto plateale nella tracolla che aveva appeso alla sedia; finalmente il ragazzino sorrise e se ne andò senza più voltarsi.
"Sembrava un agente delle tasse." borbottò Greg.
"E' per questo che sono venuto a darti manforte." disse Toppa: "Io mi sono fatto le ossa con i nipoti di Angelo, devi imparare a difenderti o ti mangiano vivo."
"Avresti dovuto dirmelo prima." replicò Greg aggiustando il berretto sulla testa di Milord.
"Se l'avessi fatto adesso non saremmo qui." rispose Toppa aggiustando il proprio.
Intanto si era formata una piccola fila: una coppia di adolescenti volle un selfie sia con Babbo Natale e il suo cane, che con lo strano elfo con la 'vestaglia' a quadretti, definizione che quasi gli costò la foto.
Ci furono pochi bambini, diversi adolescenti, zii e nonni che volevano foto da mandare ai nipoti, e parecchia gente appena uscita dal lavoro o reduce dallo shopping o diretta al ristorante,
E Greg dovette constatare che l'idea di un Babbo Natale giovane e prestante era azzeccata, almeno a giudicare dalla decina di numeri di telefono che aveva collezionato in poco più di un'ora, e da entrambi i sessi.
Infatti al termine della sessione Banti si avvicinò raggiante di soddisfazione :"Grande successo grande successo." esclamò a braccia alzate:"Domali la fila sarà anche più lunga.
Lo sai in quanti si sono fermati per una consumazione esterna? Mai vendute tante cioccolate a quest'ora. Converrebbe anche a voi tenere aperta la caffetteria." aggiunse.
Tornato a casa Greg continuava a sentirsi nei panni di Babbo Natale, tant'è che pure la doccia fu inutile, era come se il costume, ora ripiegato su una poltrona, gli avesse lasciato un' impronta indelebile di esilarata leggerezza.
Pensò all'albero inclinato, secondo Nina era stato lui a volerlo, perché era indispensabile; solo che, al di fuori del sogno, lui l'aveva accantonato da tempo perché poi smontarlo era una rottura di scatole.
Pescò un romanzo dalla sua libreria in sala, uno dei suoi preferiti che poteva iniziare a leggere da qualunque punto, e andò a letto.
Se Nina esisteva, e ormai era persuaso di si, chissà cosa stava facendo in quel momento.
E se si fossero incontrati e lei non avesse avuto alcuna memoria di lui e lo avesse trovato insignificante, cosa avrebbe fatto?
Richiuse il libro.
Eccolo lì, a preoccuparsi di come avrebbe reagito se fosse stato ignorato da una donna della cui esistenza era empiricamente incerto.
Certo e incerto, il suo lato razionale lo spingeva nel dubbio.
Quando infine si addormento sognò di servire cioccolate e bibite in costume da Babbo Natale, fuori dalla caffetteria vi era un fila lunghissima a cui Toppa e Bianca tiravano dei bastoncini di zucchero a grandezza naturale.
Lui li approcciò per intimargli di smetterla, perché avrebbero potuto ferire qualcuno, e colpito dall' assurdità della situazione divenne lucido. Allora lasciò perdere i bastoncini e si concentrò sulla fila perché gli era parso di distinguere una figura dalla postura familiare, nonostante fosse imbacuccata in un parka viola e con un cappello arancione e avesse ii viso nascosto da un libro..
Era talmente concentrata da ignorare il pericolo imminente, probabilmente non era lucida, e anche se lo fosse stata Greg era abbastanza certo che il comportamento sarebbe stato il medesimo.
Si fece largo verso di lei, faticosamente perché la fila continuava ad aumentare, e frustrato dalla sua incapacità di farla scomparire, o almeno di diradare la gente.
Era troppo ansioso di raggiungere Nina per riuscire a concentrarsi.
Un bastone la sfiorò, colpendo il libro, e Greg era ormai abbastanza vicino da prenderlo al volo.
"Grazie, o la copertina si sarebbe rovinata." disse lei; Greg notò che era un libro illustrato, ma coglierne i dettagli era troppo difficile.
Dal modo in cui lo guardava, con curiosità come se stesse cercando di metterlo a fuoco, ma senza dare segno di riconoscerlo, Greg si convinse che non era lucida.
"Io odio le file, non so come mai mi trovo qui." continuò Nina.
"Facciamo i caffè e i cappuccini più buoni della città." rispose Greg: "E la nostra pasticcera è un fenomeno. Se vuoi possiamo entrare dal retro." aggiunse tendendole la mano.
Nina la prese, senza esitazione. Forse qualche ricordo di lui lo aveva.
Incoraggiato Greg la guidò fuori dalla fila e la condusse nel retro, ritrovandosi nel negativo della pellicola.
Il dispositivo frusciava, Cal e Zietto erano entrambi in sala e Nina accovacciata li salutava.
Dal retro del locale erano passati alla casa ma su due frequenze separate.
Perché?
E perché Nina era potuta arrivare agli animali e invece a lui l'accesso era negato?
Ma no.
Erano tutti presenti e tutti divisi.
Nina non era con loro, e stava cercando di attirare la loro attenzione agitando una mano, allora, a sua volta, Greg tentò di attirare la sua, inutilmente.
Occupavano lo stesso spazio su tre frequenze diverse.
Osservò Nina sedersi sulla sedia prospettica e si chinò per vederla meglio e per una frazione di secondo furono sulla stessa linea d'onda e si scambiarono uno sguardo; Nina gli sorrise e si alzò, posò il libro sulla sedia lo salutò con un gesto della mano e scomparve.
Greg si raddrizzò imprecando.
Dopo un momento di confusione gli animali sparirono in corridoio, frustrato Greg era intenzionato a darsi un pizzicotto, per svegliarsi, ma prima voleva smantellare il dispositivo, distruggerlo era troppo facile, preferiva smontarlo pezzo per pezzo, sicuramente da qualche parte vi erano degli attrezzi, o forse gli sarebbe bastato evocarli.
Considerò che lo smembramento del dispositivo avrebbe potuto precludergli il ritorno ma ormai aveva la sensazione che i giochi fossero fatti.
Lanciò un'ultima occhiata alla sedia prospettica, e vide che il libro di Nina era stato 'trasmesso' da una frequenza all'altra.
Evidentemente, funzionava solo per gli oggetti.
Emozionato da quello sviluppo, prese il volume.
Con delicatezza poiché era un libro vissuto, con la rilegatura sdrucita; in sogno gli era impossibile distinguere numeri e lettere ma per fortuna le illustrazioni erano comprensibili.
La copertina era gialla, il titolo blu e sotto vi erano raffigurate una nuvola ed una pozzanghera.
Lo aprì e vide che era stampato al contrario, quindi era lo stesso libro del sogno condiviso con Toppa.
Lo capovolse e iniziò a sfogliarlo: era un libro di sole illustrazioni.
Una bambina, accompagnata dal suo cane, saltellava al seguito di una nuvola, inciampava, e vedeva la nuvola riflessa in una pozzanghera.
Dopo essersi rialzata scorgeva qualcuno nella pozzanghera e lo salutava con la mano.
Nella pagina successiva il sole asciugava la pozzanghera e la bambina rimaneva a fissarla, triste.
Allora il cane ha un'idea e fa pipì nella pozzanghera.
La bambina batte le mani ed esce di scena per tornare con un annaffiatoio, riempie d'acqua la pozzanghera, quindi si china e saluta di nuovo.
La pagina centrale la vede seduta a gambe incrociate, il cane accucciato vicino a lei, a parlare con chiunque ci fosse dall'altra parte, e dato che si trattava di un libro per bambini Greg si sentì di escludere una svolta horror.
Infine la bambina si rialza e un aeroplanino di carta emerge dalla pozzanghera e lei e il cane lo seguono.
La conclusione mancava perché in quel punto la rilegatura aveva ceduto e le pagine erano andate smarrite.
Irritato Greg stava per sbatterlo sulla sedia, ma si trattenne per riguardo a Nina e lo posò con delicatezza.
Uno scalpiccio agitato attrasse la sua attenzione, e vide Cal che scodinzolava, le unghie che ticchettavano sul pavimento e Zietto che grattava la porta d'ingresso.
Allora, nonostante le frequenze diverse, si avvicinò anche lui alla sua, di porta, e dall'altra parte sentì gli animali, un uggiolare inquieto misto ad un miagolio.
Abbassò la maniglia ma, ovviamente, la porta era chiusa e la serratura mancava, tentò di forzarla, mentre dall'altro lato l'agitazione aumentava.
E dopo aver spinto con tutta la forza che aveva la porta finalmente cedette, e lui aprì gli occhi.
"Il titolo del libro è 'Zoe e la Pozzanghera'." annunciò Bianca gongolante.
Era stato laborioso trovare indicazioni su un libro per bambini così vecchio.
"E' fuori catalogo da almeno cento anni e sembra non sia mai stato ristampato, e da nessuna parte dice come va a finire."
"Naturalmente." sospirò Greg ancora un po' scosso dal mancato ricongiungimento con Cal e Zietto: "Sarei stato stupito del contrario."
Chissà cosa avrebbe comportato un passaggio di frequenza, un intervento dell'S.o.s., o magari addirittura una sua collaborazione?
No era probabile che si sarebbe svegliato in ogni caso.
"E' chiaro che il libro è un indizio." disse Toppa davanti all'espressione scoraggiata di Greg:"La bambola l'abbiamo trovata, no?"
Era vero, la bambola l'avevano trovata.
"Già." replicò Greg alzandosi:"Vado a prepararmi, è quasi ora."
Aveva scoperto che interpretare Babbo Natale era divertente, l'atmosfera era festosa e la gente che si metteva in fila variegata, e, soprattutto che Babbo Natale godeva di grandissima popolarità tra gli adulti.
Inoltre covava la, silenziosa, speranza di trovarsi davanti Nina.
Per vestirsi doveva recarsi alla pasticceria, avevano stabilito fosse meglio così, perché se indossava il costume in caffetteria durante il tragitto veniva fermato continuamente per fare dei selfie, dalla pasticceria, invece, doveva solo spostarsi sulla poltrona.
"Sono proprio soddisfatto." ribadì Banti aiutando Greg con la giacca, era laboriosa da indossare, l'imbottitura contro il freddo la rendeva poco flessibile nelle giunture.
"Ho fatto distribuire volantini nei paesi e città qua intorno e i risultati si vedono." continuò l'uomo:"Lo sai di quanto è aumentato il volume d'affari dei negozi sulla piazza grazie a questa iniziativa e alla tua performance?"
"Quale performance?" domandò Greg allacciandosi la cintura.
"Appunto! Riesci ad essere un Babbo Natale credibile senza metterci il minimo impegno:" dichiarò Banti semiserio, dandogli una pacca sulla spalla.
"La fila è già lunga fin dietro l'albero." annunciò il commesso da dietro il bancone: "E sta nevicando."
"Siamo pronti." rispose Banti.
"Più il Natale si avvicina e più la fila si allunga," aggiunse il ragazzo prendendo la cesta piena di bastoncini di zucchero.
Greg uscì salutando la gente in fila, di cui solo cinque o sei erano bambini, e sedette sulla poltrona.
Ormai era in grado di sorridere e rispondere automaticamente alle varie domande e scrutare discretamente la coda alla ricerca di un parka viola, se il sogno della coda fuori dalla caffetteria era anche solo vagamente attendibile.
Quando arrivarono Bianca e Toppa gli chiese di stare attenti, ma in tutta la sera non avvistarono capi viola, né qualcuna che a Greg potesse sembrare Nina.
"Ho trovato volantini con la tua nuova figura pubblica anche in chiesa." disse Toppa posando il foglio sul bancone: "Credevo Babbo Natale fosse una figura pagana."
"Cosa ci facevi tu in chiesa?" domandò Bianca sorpresa.
"Ho dovuto accompagnare mia madre, mia zia è raffreddata. Un'ora e un quarto di messa prenatalizia." sospirò Toppa.
"C'è anche San Nicola." disse Greg prendendo il volantino, era la prima volta che lo guardava.
La foto era la prima scattata da Banti, con Milord seduto impettito vicino alle sue gambe;
avevano solo aggiunto la neve e la scritta 'Babbo Natale vi aspetta tutte le sere fino alla vigilia' seguita da indirizzo e orario.
Doveva ammettere che era un volantino azzeccato.
"Ci credo che c'è sempre la fila, dalla foto si vede che sei bello sotto quella barba." osservò Bianca.
Greg trasalì:"Ripeti." disse, nella sua memoria scattò una serratura.
"Cosa? Che si vede che sei bello?"
"Sotto la barba." aggiunse lui: "Nina ha detto una frase simile riferendosi al nostro primo incontro, e grazie a te ora l'ho ricordata." Greg si allungò oltre il bancone e baciò Bianca sulla fronte: "Aveva parlato anche di una poltrona, le parole esatte ora mi sfuggono, ma può darsi che alludesse a questo." spiegò agitando il volantino.
Toppa batté una mano sul bancone: "Questo spiega la bambola.. Era la sua richiesta a te nelle veci di Babbo natale." dichiarò esaltato: "Sembra proprio una favola."
Una favola la cui unica cosa certa era l'esistenza della bambola.
"Spero di essere io a trovarla." disse Bianca e di fronte ai loro sguardi interrogativi aggiunse: "Stasera verrò a controllare la fila, non c'è verso che io mi perda il grande incontro."
"Beh, farà meglio a sbrigarsi, oggi è il diciannove." disse Toppa.
Greg ci teneva a conoscere Nina.
Desiderava conoscerla come aveva desiderato poche altre cose in vita sua, perché se esisteva era probabile che fosse la donna della sua vita così come la intendevano le canzoni e le commedie romantiche, ma di concreto poteva fare poco, a parte continuare ad impersonare Babbo Natale.
Aveva considerato di realizzare un suo ritratto, era sempre stato bravo a disegnare, e poi diffonderlo, così come gli aveva suggerito Toppa, ma poi aveva deciso che una mossa simile aveva un che di inquietante.
Scrollò le spalle:"Come diceva sempre mia nonna, se è destino, succederà."
"E a proposito di sbrigarsi." intervenne Toppa: "Sei quasi in ritardo sull'anticipo."
"Hai ragione, ora vado." replicò Greg alzandosi.
Per indossare la nuova giacca termica che avevano preparato le sarte Greg aveva deciso di anticipare la vestizione.
"Ci vediamo dopo." lo salutarono all'unisono Bianca e Toppa
"L'anno prossimo vorrei procurarmi una renna." disse Banti mentre lo aiutava.
"Una renna vera?" chiese Greg, con Banti tutto era possibile.
"Sarebbe bello ma non sono così crudele. No, parlo di uno di quei pupazzi a grandezza naturale, che magari reggano anche il peso di un bambino.
"Beh, hai tutto un anno davanti per prepararti." replicò Greg stringendo la cintura, poi mise la barba.
"Ha cominciato a nevicare." disse il commesso facendo capolino.
"Bene, un po di imbiancatura è suggestiva." commentò Banti: "Speriamo che attacchi, la neve di ieri si è sciolta subito."
"Devo ricordarmi i numeri diciannove e venticinque" continuò il commesso.
"Cos'hanno di speciale?" domandò Greg.
"Ieri ha cominciato a nevicare alla stessa ora. Lo so perché è il momento in cui è suonato il timer del forno. E' strano no?, che nevichi sempre alla stessa ora." aggiunse il ragazzo, pensieroso.
No, non era strano, era un sogno.
Greg calcò il cappello in testa ed uscì mentre Banti gli faceva notare che era presto.
L'albero era illuminato e la piazza stranamente tranquilla, mancava mezz'ora all'inizio della kermesse, ma di solito c'era più andirivieni.
Forse dipendeva dalla neve e o forse non dipendeva da niente.
Forse doveva esser così.
Sedette sula poltrona e serrò gli occhi inspirando l'aria fredda, il profumo che arrivava dalla pasticceria e l'odore della neve.
E intanto che si chiedeva come sarebbe andata qualcosa di caldo si appoggiò al suo ginocchio destro. Un muso.
Aprì gli occhi e incontrò quelli di Milord, la coda era un metronomo che scandiva il tempo.
"Oh bene, sei sveglio." lo prese in giro la signora Corti.
"Addormentarsi con questo freddo è rischioso." replicò Greg, adesso che sapeva trattarsi di una donna si domandò come avesse fatto a non accorgersene prima.
"La slitta è di polistirolo." disse una voce alle sue spalle.
Una voce conosciuta.
Il cuore di Greg accelerò il passo e lui fece un enorme sforzo per restare seduto.
E temeva anche di aver sentito male, e che la familiarità con quel timbro vocale fosse uno scherzo del suo cervello.
"So che siamo in anticipo, ma la mia amica odia la folla, e ho pensato che potresti fare un'eccezione per lei." bisbigliò Clelia.
Greg annuì, e accorgendosi di stare trattenendo il fiato espirò lentamente.
La donna tese la mano alla sua amica che la raggiunse e quando se la trovò di fronte Greg sentì gli occhi inumidirsi.
Nina indossava il parka viola e un berretto arancione da cui spuntavano due trecce, una con una ciocca verde, e la neve scendeva delicatamente su di lei.
Era come nel sogno, ma meglio, perché era in carne e ossa.
Clielia gli strizzò l'occhio: "Caro Babbo Natale, devi sapere che quando le ho portato il volantino da attaccare alla porta, la mia amica Guendalina mi ha detto che da bambina i suoi genitori le hanno tenuto nascosta la tua esistenza." disse:"Così ho pensato fosse giusto rimediare e presentarti."
Guendalina, lo scrutava con occhi socchiusi, come per metterlo a fuoco;
Milord intanto si era sdraiato dietro di loro, sulla passatoia.
Lei sorrise e Greg si riscosse, doveva fare la sua parte, ricambiò il sorriso e domandò:"Guendalina, cosa desideri per Natale?"
Al suono della sua voce lei socchiuse di nuovo gli occhi e Clelia intervenne:"Dai su." la sollecitò: "Puoi chiedere quello vuoi."
Greg strinse i braccioli della poltrona, era difficile limitarsi a sorriderle, da dietro la barba poi.
Avrebbe voluto abbracciarla e baciarla, ma soprattutto abbracciarla.
Se solo avesse dato segno di riconoscerlo.
"Qualunque cosa?" chiese Guendalina e Greg annuì invocando dentro di sé 'Fa che sia la bambola, fa che sia la bambola.'
Fosse pure stato altro, l'importanza era relativa, perché dubitava Guendalina si aspettasse di ricevere davvero un regalo, e poi ormai era lì e avevano una conoscenza in comune rintracciarla sarebbe stato facile, ma l'idea di sorprenderla esaudendo la sua richiesta lo rendeva euforico.
Guendalina lanciò un'occhiata alla sua accompagnatrice, che le sorrise incoraggiante.
"Da ragazzina dormivo con una bambolina di pezza a forma di sirena, e mi piacerebbe tanto rivederla." disse.
"Hai preso nota?" domandò Clelia.
"E' il mio mestiere." rispose Greg.
Guendalina lo stava di nuovo fissando come per metterlo a fuoco.
"Adesso sarà meglio che andiamo prima che cominci a nevicare più forte." aggiunse Clelia: "Guen se volevi prendere qualcosa in pasticceria questo è il momento."
Lei trasalì: "E' vero, scusate."
"Guen mi piace moltissimo." disse la Corti appena rimasti soli: "E' bravissima a consigliare i libri ed è simpatica e un po' eccentrica. Mi ha ispirato un sacco di gioielli."
Dunque lavorava in libreria, o in biblioteca, rifletté Greg.
"Io conosco tutte le librerie della città e non l'ho mai vista, e neppure in biblioteca."
"Sta nella città qui accanto, lavora in una libreria di libri usati."
C'era una sola città li accanto, gli altri erano paesini di varia grandezza.
"Cosa intende per eccentrica?" chiese Greg.
Clelia alzò le spalle: "Che potrebbe piacerti, se tu fossi single." disse schietta.
Ignorava che lui e Chiara si fossero lasciati.
Milord borbottò e Greg vide che si stava formando la fila.
Guen tornò con un paio di pacchetti e porse a lui il più piccolo: "Questo è per rispettare la tradizione del latte e biscotti, anche se al latte dovrai provvedere tu." disse.
"Grazie." rispose Greg:"Il tuo desiderio è appena finito in cima alla lista.
Lei ridacchiò e Clelia la prese sottobraccio:"Ora andiamo, Greg.. o scusa Babbo Natale noi ci vediamo domani."
Mentre si allontanavano e Greg sbirciava nel sacchettino, pieno di biscotti glassati a forma di abete, arrivarono Toppa e Bianca con il proposito di scandagliare la fila.
"E' successo qualcosa !" esclamò Bianca dopo averlo guardato in faccia.
"La donna insieme alla Corti. Era lei." disse Greg indicandole, era disorientato, adesso, provava la stessa sensazione di quando usciva dai sogni.
Bianca era partita all'inseguimento prima ancora che lui potesse finire la frase.
Greg afferrò Toppa per un braccio appena in tempo.
"Per una volta che arriviamo in ritardo ci perdiamo lo spettacolo. Tipico!" sbottò lui.
Bianca tornò agitata e con il fiatone:"Oddio, faccio fatica a crederci, è proprio come me la immaginavo, compresa la faccina a punta."
"Non l'hai spaventata, vero?" domandò Greg serio.
"Certo che no, ho finto di chiedere informazioni alla Corti." rispose lei strofinando le mani per scaldarle: "E dì, ti ha riconosciuto?"
"Credo di no, ma ne parliamo dopo."
L'ora era arrivata e Toppa tolse il cordone che separava al fila da Babbo Natale, dando il via alla serata.
"D'altronde nei sogni spesso lei era inconsapevole." osservò Toppa bevendo un sorso di te.
Greg ci aveva riflettuto per buona parte della notte: spesso Guen era stata inconsapevole, e nei momenti dove invece lo era stata probabilmente, e paradossalmente, ne aveva saputo quanto lui, come dimostrava la questione dei nomi.
Inoltre l'aveva sempre visto senza barba perciò, se pure le fosse stato familiare, la porzione di viso che aveva scorto era insufficiente per chiedere ad uno sconosciuto se avessero condiviso lo stesso sogno.
Per un attimo aveva pensato di abbassare la barba, o toglierla addirittura, ma aveva preferito conservare il momento di magia in cui una donna adulta incontra Babbo Natale per chiedergli un ricordo di quando era piccola.
"Adesso cosa intendi fare?" domandò Bianca: "Ti calerai giù dal suo camino la notte della vigilia?"
"No, andrò da lei in libreria, ma prima voglio parlare con Clelia."
"La libreria è pittoresca." dichiarò Toppa, sortendo lo stupore che aveva auspicato.
"Ecco perché mi hai chiesto di invertire il turno." disse Greg.
L'aveva chiamato la mattina presto, presentandolo come un caso di vita o di morte e Greg aveva temuto che la mamma di Toppa avesse fatto una delle sue solite pazzie, tipo comprare biglietti aereo per posti in cui non aveva alcuna intenzione di andare.
"Volevo
prendere il tuo regalo di Natale e ho pensato che l'avrei trovato
solo lì." continuò Toppa.
"Mica l'hai rapita eh."
disse Bianca semiseria.
"Si, è dentro qua."rispose Toppa spingendo verso Greg un pacchetto piatto e rettangolare.
Lui lo prese e strappò subito la carta, come un bambino la mattina del venticinque dicembre.
"E' stampato alla rovescia, come nel sogno." aggiunse Toppa mentre Greg sfogliava ipnotizzato 'Zoe e la pozzanghera'.
"E hai visto come va a finire?" domandò Bianca.
"No, ho pensato che fosse giusto che Greg lo vedesse per primo."
"Hai parlato con lei?" domandò Greg
Toppa annuì:"E' stata lei a trovarlo le ho detto che cercavo un libro della mia infanzia e lei mi ha risposto che per una straordinaria coincidenza era arrivato proprio il giorno prima."
Spiegò Toppa, gli occhi accesi dall'ilarità: "Poi abbiamo fatto due chiacchiere."
"E?" lo incalzò Bianca.
"E, se tutto va come deve, in futuro ci sarà impossibile dire al nostro amico che si è messo con una donna troppo convenzionale."
Bianca batté le mani: "A cosa ti serve parlare con la nostra vicina? prendi la bambola e va da Guendalina adesso."
Greg sollevò lo sguardo dal libro:"Anche qui manca il finale." disse.
"Perché devi scriverlo tu." replicò lei.
Scendeva una leggera neve e Greg sbirciava dalla vetrina, la bambola avvolta in un foglio di carta lilla intarsiata chiuso da un nastrino viola in fondo, era stato il fioraio a sistemarla così, era usanza del fioraio avvolgere i fiori in bellissimi fogli decorati invece che in fogli di plastica trasparente.
L'idea di rivolgersi a lui era stata di Clelia che si era quasi commossa davanti alla bambolina quando Greg era passato a mostrargliela, aveva voluto renderla partecipe, perché era stata lei a portargli Nina, ...cioè Guendalina.
"Il giorno in cui ho portato il volantino da attaccare alla porta lei l' ha scrutato come ..." aveva iniziato Clelia, poi si era interrotta pensosa.
"Come se stesse cercando di metterlo a fuoco?" aveva suggerito lui.
"Si, esatto, e in quel momento ho pensato che dovevo farvi incontrare."
"La conosci da tanto?" aveva chiesto Greg.
"Un paio d'anni, da quando ho scoperto l'esistenza della libreria. Guen è una delle poche persone con cui mi diverte conversare, e mi consiglia sempre il libro giusto, che poi vengo a leggere da voi."
Due anni, quindi un po' doveva conoscerla.
"Quindi pensi che sia una buona idea presentarmi con la bambola." aveva chiesto.
"Oh ma certo!" aveva esclamato Clelia: "Devi restituirle un po' di spirito del Natale, lo sai che non fa l'albero perché è troppo noioso smontarlo?" aveva concluso, scandalizzata.
Greg aveva sorriso: già, tutto tornava.
Così adesso si trovava fuori dalla libreria, sotto la neve, a guardarla.
Guendalina stava sistemando libri su uno scaffale, arrampicata su una scaletta multicolore, probabilmente dipinta da lei.
Indossava un maglione a righe blue e viola e larghi pantaloni di velluto verde, i capelli erano sciolti e disordinati.
Lui aspettò che scendesse dalla sedia e dopo aver tirato il fiato entrò.
A prima vista il negozio era ampio, colorato e caotico, però Greg riuscì a percepire un ordine dissimulato.
Un vecchio signore quasi nascosto dalla cassa lo salutò e tornò subito ai propri affari.
Tenendo
la bambola dietro la schiena Greg si avvicinò a Guen che in quel
momento si girò e, quasi impercettibilmente, trasalì ma lui lo
notò.
Perché ormai conosceva il suo modo di muoversi e le sue
espressioni, e di nuovo dovette trattenersi dall'abbracciarla.
Era proprio lei.
"Buongiorno." lo salutò Guen con buffa circospezione, gli occhi socchiusi.
Greg le sorrise e l'espressione di lei si schiarì.
"Tu sei il Babbo Natale di ieri vero?" domandò inforcando un paio di occhiali dalla montatura ocra.
"Si." rispose Greg: "Sono qui per.."
"Ieri avevo dimenticato gli occhiali." lo interruppe Guen: "E così anche se la tua faccia mi era familiare...anche sul volantino intendo, nonostante la barba.."
Tacque, forse per riordinare le idee o per trovare il coraggio, o l'ardire.
"C'è una qualche possibilità che tu ti ricordi di essere stato in treno con me? O sott'acqua?" chiese cauta.
La tensione che Greg, inconsapevole, provava si sciolse.
"E al circo." aggiunse lui: "Mentre ti esercitavi col trapezio."
Guen si portò una mano alla bocca, gli occhi che sorridevano, e Greg le porse la bambola, la testa che spuntava dall'involto.
Lo stupore di Guendalina aumentò, allungò la mano per sfiorarla, ma poi si frenò.
"Buon Natale." disse Greg, superando il suo indugio e mettendogliela in mano: "Questa era in uno dei miei sogni." spiegò supponendo fosse inutile entrare nel dettaglio.
Adesso erano sulla stessa lunghezza d'onda.
"Dove l'hai trovata?" domandò Guen, lo stupore aleggiava ancora sul suo viso.
"Segreto professionale." rispose Greg, e al suo sguardo interrogativo aggiunse: "Prima di lasciarti impersonare Babbo Natale ti fanno fare un giuramento."
Poi la vide, la vide, illuminarsi.
"Quindi si tratta di molteplici sogni." disse.
Fu allora che Greg lo notò, un gatto bianco a piccole macchie nere sdraiato su una fila vecchie enciclopedie, Guen seguì il suo sguardo:"E' un mezzo randagio, alla tavola calda qui a fianco provvedono al vitto e noi all'alloggio." spiegò strusciando, senza accorgersene, la testa della bambolina contro il mento,.
"Quello è Zietto!" esclamò Greg, e accantonando il resto dei propri indugi concluse: "E' il nostro gatto."
Guen, frastornata, sedette sulla scaletta multicolore e a voce bassa chiese:"Abbiamo anche un cane, vero?"
"Si, Calamaio, a quanto pare ho scelto io il nome." rispose Greg
Guen posò la bambolina sulle ginocchia e si strofinò gli occhi.
"Prima di dormire cercavo di fare meditazione guidata e cadevo in una specie di .. trance, dalla quale mi risvegliavo, sempre, un attimo prima che diventasse troppo profonda, come se ci fosse un allarme. Io mi astraggo con grande facilità e poi faccio fatica a tornare al presente" guardò Greg, a cui si era appena rivelata l'esatta funzione dell' S.o.s,
evitare che lei si perdesse, dopotutto l'aveva vista in contemplazione della parete di bambole, scollegata da tutto il resto, e aveva idea che fosse cambiata poco da allora.
"Però fino ad oggi non ricordavo niente, e adesso invece.." scattò in piedi afferrando al volo la bambola:"C'è anche quel stupido albero di Natale che ti rifiuti di smontare."
Greg scoppiò a ridere:"Colpevole:" dichiarò.
"E' il motivo per cui ho smesso di farlo, è noioso da smontare." continuò Guen.
Lui annuì: "Vero."
"Allora perché hai voluto farlo?"
"Perché a Natale l'albero ci vuole." rispose Greg serio.
Guen sospirò e sollevo la bambola davanti agli occhi: "Cosa ci faceva nel sogno." chiese evidentemente c'erano parti che ancora le sfuggivano.
"Mi hai detto che ci siamo conosciuti grazie a lei." spiegò Greg.
"Ed eccoci qua." replicò Guen."Come hai fatto a trovarla?"
"Io ed un'amica l'abbiamo cercata su internet e il mio socio si è ricordato di averne vista una uguale in un negozio di modernariato e siamo andati subito a controllare.
"E' straordinario no? Cosa credi ci sia successo?" domandò Guen:"Ti sei fatto un'idea?"
"Io
credo che le nostre frequenze notturne si siano sintonizzate."
"E
io le ho disturbate con la questione dei nomi." aggiunse lei.
"Può essere, ma ora siamo qui, e io ne più felice di quanto sia saggio esserlo."
Guen arricciò il naso:"Anch'io." affermò:"Qual è il prossimo passo?" domandò.
Greg le prese la mano libera e gliela strinse: "Presentarti ai miei due migliori amici, che in questo momento stanno morendo di curiosità e che solo un minimo di decenza gli ha impedito di seguirmi; passare il Natale insieme, se sei d'accordo, e poi metterci alla ricerca, là fuori da qualche parte c'è un cane che ci aspetta."
"Calamaio." disse Guen: "Nome che hai scelto tu."
Lui annuì:" E a proposito di nomi, io mi chiamo Gregorio."
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